Riunioni
Da Organismo Spertejo.
PROSSIMA RIUNIONE
Quando: ???
Dove: Dipartimento di Matematica dell'Universita' di Pisa (mappa).
Chiunque voglia partecipare puo' contattarci alla seguente email: spertejo@gmail.com
E' anche possibile partecipare via Skype: il nostro contatto e' spertejo.
Qui di seguito riporteremo i resoconti delle riunioni dell'Organismo Spertejo.
Piu' che un riassunto di quanto detto, ecco elencati (un po' a caso) alcuni concetti venuti fuori.
A volte, alcuni punti possono risultare in contraddizione, ma, proprio in questi casi, attraverso un processo di maieutica reciproca (RMA) si prova ad elaborare nuove idee superando le posizioni contrapposte.
Nota: I concetti ripetuti nelle riunioni non sono eliminati in questi resoconti. Il fenomeno della riproposizione puo' rappresentare p.e. il nostro reciproco accordo su determinate idee o l'incapacita' di esprimerne di nuove.
Abstract
Nel mese di settembre scorso si è deciso di intraprendere una fase di riflessione e di ricerca di un metodo di trasformazione sociale. Questo ci è stato suggerito dall'esigenza di trascendere dinamiche riduzionistiche del tipo "C'è un problema (sociale, economico, etc.) particolare" --> "Cerchiamone una soluzione in gruppo". Questa ricerca ci ha portato a riflettere sul ruolo della comunicazione, dei bisogni di ognuno, della qualità delle relazioni che ci legano. Tali concetti solo collegati strettamente all'evolversi insieme e alla creazione collettiva di obiettivi comuni, senza la necessaria presenza di capi o leaders.
Il resto è storia da scrivere.
Questionario
1. Che cosa rappresenta Spertejo per te?
2. Quale dovrebbe essere l’obiettivo principale di Spertejo? Se ce n'è piu di uno, indica la misura in cui dovrebbero contare
3. Indica i punti forti, deboli, i vincoli e le opportunità del gruppo
4. Che cosa intendi per trasformazione sociale? Pensi che questa tua società trasformata sarebbe eventualmente realizzabile? A quali condizioni?
5. Mettiamo che la società (quella che vogliamo trasformare) sia una persona. Descrivila con i suoi difetti e qualità e dici come vorresti che sia
6. Quanto, secondo te, conta il fattore umano nella trasformazione?
7. Descrivi l’essere umano in generale e indica in che modo ostacola la trasformazione
8. Quanto conta, secondo te, la struttura sociale (l’organizzazione, le istituzioni, etc.)? Quali sono i problemi che ci sono legati? Si possono trasformare?
9. Qual è il tuo approccio alla trasformazione sociale: top-down o bottom up? Perché?
10. Quale è, se c'è, la differenza tra studio ed interesse?
11. Cosa significa essere radicale?
12. Quanto (ed eventualmente quando) ritenete opportuno cercare un modo per soddisfare i nostri bisogni fisiologici/primari, al fine di portare avanti con la serenità, l'energia e il tempo necessari le nostre azioni presenti e future?
13. Quali sono gli errori di comunicazione tra di noi? Come risolverli?
14. Idea di scrivere un libro: Cosa ne pensi? E' fattibile? Sotto quale forma? Come vorresti partecipare alla scrittura?
15. Quali sono le tue proposte per quel che riguarda gli incontri con persone esterne al gruppo?
16. Lavoro in sottogruppi: C'è un tema che vorresti sviluppare in un sottogruppo?
17. Hai proposte per migliorare il lavoro e rimediare alla frustrazione?
18. La chiusura mentale del gruppo: Esiste? Come la definiresti? Nel caso, come rimediare?
19. Come viene visto il gruppo dall'esterno? Come migliorare la nostra immagine?
20. Per costruire una mappa della trasformazione sociale, definisci al massimo dieci variabili da inserirci. (Ora bisogna vedere se vogliamo costruire una mappa della situazione presente o del processo di trasformazione).
Risposte di Eleonora
1. Spertejo per me dovrebbe essere una dimensione in cui persone con tanti background diversi partecipano, si acoltano, comunicano in maniera sincera e cercano di crescere insieme.
2. Spertejo non deve avere un obiettivo, tutt’al piu dovrebbe cercarne di comuni alle persone che vi partecipano, in modo da costituire una reale alternativa rispetto a quelle trovate al di fuori.
3. Punti forti: volonta`, possibilita`di sperimentazione, non paura di sembrare esclusi dai meccanismi sociali usuali; componenti con storie ed esperienze diverse.
Punti deboli: componenti con storie ed esperienze diverse.
Vincoli: rispetto per le persone dentro e fuori il gruppo.
Possibilita`: sperimentazione, integrazione con idee esterne, messa in discussione delle proprie idee.
4. 6. e 8. La trasformazione sociale per me è strettamente connessa alle strutture sociali, costruite dagli uomini con determinati criteri, secondo me strettamente economici: rimettere in discussione l’impianto economico è il passo fondamentale. In che modo: restituendo alle persone la consapevolezza della loro forza e del loro potere, in che modo: creando dei legami forti tra le persone che restituiscano la fiducia nella collaborazione tra esseri umani, che faccia comprendere che la collaborazione permette di vivere tutti e bene, non la competizione.
5. La società è una persona che non ha consapevolezza di se stessa e delle potenzialità delle sue componenti, che usa i suoi apparati in maniera automatica e acritica, senza curarsene, senza darsi da mangiare cose sane, senza cercare le vere ragioni che ne minano la salute, ma solo provvedendo a curare in maniera specifica i suoi mali. La società è un organismo ignorante, che si comporta da struttura ordinata secondo criteri arbitrari.
7. L'essere umano è un organismo complesso, il cui cervello lo porta ad essere ancora più complesso ed a confondere la consapevolezza di se stesso. Il cervello è la sua grandezza ed il suo stesso limite secondo me. Il cervello di ogni individuo cresce e si sviluppa in modi diversi, può essere condizionato, manipolato. Il cervello può portare un individuo ad estrarsi completamente dalla realtà, a non riconoscere neanche cosa sia buono per sé.
9. Il mio approccio può essere considerato bottom-bottom, una sorta di pretesa di effetto implosione verso il basso partendo dal basso, come una bomba che è piazzata alle fondamenta di un edificio, la cui esplosione porta a tirar giù tutte le strutture che si innalzano verticalmente
Risposte di Roberto
1.-2.-3. Spertejo rappresenta la volontà di re-interpretare le relazioni e le azioni di un gruppo di persone. Innanzitutto, eliminando il confine tra “organizzatori” e “fruitori” di iniziative, e al contempo dedicando maggiore attenzione a concetti come la comunicazione, l'assenza di gerarchie, la partecipazione attiva.
Per quanto riguarda la comunicazione, essa ha raggiunto un buon livello all'interno del nostro gruppo, anche grazie alla tecnica maieutica di Dolci. Unico neo: noto spesso la mancanza di consenso su determinate idee e tesi per dettagli che io considero infinitesimi.
Due domande: La maieutica reciproca la stiamo utilizzando appieno? Quanto e come comunichiamo con chi non appartiene a Spertejo? Possiamo (o vogliamo) essere un gruppo chiuso?
La gerarchia si manifesta, con maggiore forza, tutte le volte in cui si prendono decisioni. Finora le (poche) decisioni sono state prese in contesti di emergenza (mancanza di tempo) o da poche persone rimaste nelle riunioni. Per queste ragioni, non so quanta “democrazia” ci sia in Spertejo.
Ancora non si è risposto a domande cruciali: Come prendere decisioni? Il consenso è sempre possibile, in particolare quando si è in tanti? Quanto deve durare la fase decisionale?
La partecipazione attiva è collegata con la gerarchia di priorità che ognuno di noi ha. Ovviamente tale gerarchia può cambiare nel tempo; in ispecie essa è collegata alle motivazioni che ci spingono all'azione gruppuale e ai singoli bisogni che il gruppo saprà soddisfare.
E' un cane che si morde la coda, ma può diventare un circolo virtuoso!
Credo che la cosa più opportuna da fare adesso è rischiare, investire un po' (di più dell' 1%) del proprio tempo a quest'attività di trasformazione sociale (oppure ad altro, di meno impegnativo, se le forze sono limitate). E agire. Altrimenti la frustrazione prenderà il sopravvento.
4.-5.-6.-7.-8.-9. Ho già risposto qui
Non avevo però indicato le mie motivazioni che mi spingono “verso gli altri”.
Postulo la maggiore felicità media degli individui aumentando la qualità e la quantità di interazioni (comunicazione) fra di loro.
E' un'intuizione, tutto qui. Non so spiegare ciò meglio di così.
Per la realizzabilità: io non ho un metodo, che voglio in qualche modo sommare ad altri metodi di trasformazione sociale, e applicarlo. Sarebbe un'idea vecchia. La trasformazione la voglio costruire con persone che la desiderino.
10. Si confondono allorquando si ha libertà intellettuale. Se poi bisogna studiare per laurearsi, per lavorare, per guadagnare, per farsi una famiglia, per farsi una posizione, per “restare nella storia”, per pagare l'affitto e le bollette, perché i genitori vogliono la tua indipendenza (economica hic et nunc), etc. allora le differenze emergono.
In qest'ultima situazione: quando l'interesse degenera in attività del “tempo libero”?
11. L'essere radicale è la messa in discussione di ogni pensiero, di ogni azione, di ogni interpretazione dell'esistente. L'azione radicale è il frutto della creatività e della collaborazione traformatrice.
Risposta/Proposta di Hana
9. Descrizione: non è necessario ad ogni costo un cambiamento radicale dell’assetto istituzionale. La democrazia va bene e può funzionare se gestita da persone oneste. L’obiettivo è quindi quello che alla guida ci siano persone buone e oneste.
Ci si arriva attraverso tre variabili principali che sono PACE CON SE STESSI (voglio creare un uomo pacifico che non abbia bisogno di essere aggressivo, egoistico e di nuocere), PENSIERO CRITICO (che le persone mettano in dubbio la propria cultura e la trasformano grazie alla bontà della propria persona che devono sviluppare per prima) e la COMUNICAZIONE (in tutto questo è fondamentale una comunicazione vera, sincera ed efficiente). Una variabile fondamentale che deve essere realizzata è la Fiducia generalizzata.
Note: Ho cercato di creare lo schema più semplice possibile e ho messo le frecce solo dove era veramente indispensabile (che tutto può essere collegato con tutto, lo sappiamo tutti).
Grafici Allegati
Risposte di Francesco
In via di elaborazione.
1. Per me non è facile rispondere a questa domanda in modo completo; per esempio darei risposte differenti (non contraddittorie, ma che si completano a vicenda) a seconda dei momenti. Premesso questo, direi un gruppo di persone disposte a condividere con me una meravigliosa esperienza di coevoluzione e ricerca insieme, ricerca in questo periodo sul tema della trasformazione sociale. Il tema della ricerca si è evoluto nel tempo e magari continuerà ad evolversi.
21. A me piace fare ricerca. Cosa intendo per ricerca?
Risposte
Ho cercato di rispondere in modo tale da mescolare le domande
Spertejo è la possibilità di avere un “luogo”, ideale e materiale, per considerare, ripensare, approfondire il proprio rapporto con la realtà, e questo fa si che trovo fortemente utile che in esso convergano persone che abbiano in comune la fondamentale volontà di essere critici non solo verso quello che l’esterno considera come verità, ma verso quello che ognuno di noi sente intimamente come verità.
Ho utilizzato l’espressione “l’esterno”, per sottolineare un’altra caratteristica che ritengo da perseguire (e perciò da mettere in discussione): superare il livello aggregativo presente in Spertejo e che caratterizza, in misure drastiche, la totalità delle associazioni; superare il livello di gruppo localizzato e con idee recintabili (posizione dalla quale siamo partiti, ma che è davvero difficile attuare). Creare una struttura dinamica, contrapposta ad idee statiche espresse con un linguaggio statico. Come si può arrivare a questo? Cambiare le relazioni presenti e future? Come?
Altra caratteristica di cui sento la necessità è l’emergenza di nuove idee dal contesto di interazione che viviamo tra di noi. E’ questa “intelligenza collettiva” che fa la vera ricerca, che supera le specifiche conoscenze di ognuno; preferisco pensare alla creazione di nuove conoscenze piuttosto che al potenziamento nell’ individuazione, nello studio e nell’ esperienza di contesti ed analisi passate.
Ritengo di stare agendo con scarsità di fiducia, ed intendo non tanto quella verso gli altri, quanto la sfiducia che dimostro agendo in maniera uguale a come ho fatto finora, mi dico di stare aspettando una occasione tangibile di cambiamento, ma è questo il vero punto? Sto creandomi tali condizioni?
Come già detto preferisco riferirmi alla costruzione sociale, intendendo con ciò non esprimere giudizi di valore (spesso specifici della cultura che ci ha prodotti), per quanto riesco, sulla realtà sociale attuale: riferirmi alla “trasformazione sociale” credo sia una modalità pressochè equivalente a pensare in termini di “problema-soluzione”, e spero che nelle nostre precedenti discussioni si sia capito il perché desidero superare questa dicotomia (per qualunque spiegazione sono disponibile). Ritengo che allo stato presente l’uomo non sia altro che una delle tappe evolutive di qualcosa a cui non mi so riferire più chiaramente. E’ nel senso di questa evoluzione che voglio spingere la ricerca: si può credere che l’ambiente esterno (intendo tutto ciò che è differente da noi) crei le condizioni per salti evolutivi, e ciò porta a considerare la salvaguardia dell’ intero sistema terra come fondamentale per un fare in modo che il ciclo delle generazioni umane venga preservato; ma la mia esigenza nasce dal dare una possibilità affinché la direzione evoluzione venga decisa internamente, cioè dalla specie che ne viene toccata. Creare all’ interno delle persone una voglia concreta di realizzare alternative che oggi nessuno può individuare è lo snodo a cui vorrei arrivare. E’ da qui che si partirebbe per la “creazione sociale”. Con questo spero di rendere chiaro che la mia attenzione è focalizzata sul rendere possibili, idealmente e materialmente, alternative che io nemmeno riesco a considerare; pensare a ciò che ne sarà dopo lo vedo come totalmente inutile ora, perché ciò porterebbe ad una creazione di valori che sarebbe necessariamente parziale, e differenziante: non voglio che si forzi verso la scelta di una alternativa che “noi” crediamo migliore, in quanto sono convinto della breve portata di azioni che ne scaturirebbero (senza parlare della possibilità di forze maggiori che spingerebbero in direzione opposta). Con questo intendo credere nelle capacità di un processo da scoprire e che potrebbe partire da una reale maieutica, e che inevitabilmente (e su questo si deve speculare) porti le persone ad una effettiva uguaglianza. Su cosa deve basarsi tale uguaglianza? In che senso ci si deve porre sullo stesso livello? Perché?
Il fattore umano, e con ciò intendo di consapevole scelta, è l’essenza della costruzione sociale, affermo ciò con qualcosa che non è facile ammettere per me: qualunque azione e pensiero che si basa su una separazione tra “noi” e “loro” ed in cui “loro” devono essere portati, per iniziare, al “nostro” livello, è dal mio punto di vista destinata a fallire per una serie di fattori quali l’intensità delle forze di cui si dispone, la parzialità nella scelta dei problemi (ciò che è un problema per me può non esserlo per un altro, anche quando l’altro ha tutte le informazioni su cui noi ci basiamo), la sostanziale mancanza di scientificità (e di applicazione del processo di riduzionismo) di questo possibile approccio.
Trovo stimolante il tentare di definire un nucleo principale di modelli comunicativi (al solito nel senso più estendibile del termine) tra le persone, il quale diverrebbe il fondamento della descrizione di un essere umano: credo infatti sia fuorviante descrivere l’entità singola quando questa non è in alcun modo schermabile dal contesto. Tali modelli comunicativi potrebbero essere parametrizzabili in base alla loro stazionarietà, dipendenza dalle condizioni iniziali (le persone che iniziano, anche idealmente, a comunicare), etc. Decidere insieme con quali parametri si hanno più ostacoli e con quali meno ad una costruzione sociale.
Considero la struttura sociale, riducendo all’osso, come un riflesso della struttura delle modalità di pensiero (naturalmente ciò vale in media): un pensiero lineare, o poco complesso, o ridondante, produrrà strutture sociali che lo rispecchiano, e con strutture sociali intendo quelle idee di rapporti da cui si costituiscono le economie, le religioni, le ideologie. L’obiezione a ciò può essere che è invece la struttura sociale ad essere prioritaria e che essa induce le persone a certi pensieri e certe parole (è una discussione analoga alle origini da cui trae forza il pensiero mafioso). Ciò che auspico è un pensiero che abbia memoria, che si renda consapevole delle proprie dinamiche (l’esempio che mi viene in mente del pensiero attuale è considerare un uomo che sale una scala, e l’uomo riesce a vedere solo il gradino davanti e quello indietro e l’ azione che fa è sempre la stessa, cioè salire di un gradino: a questo schema si possono ricondurre molte delle nostre azioni), e che sia disposto a mutarle in ogni momento.
Tra le necessità da imporsi per riuscire in una costruzione sociale, c’è a mio avviso l’anonimità: la totalità dei movimenti si sono basate su una persona o su un gruppo organizzata e presto o tardi questa capacità di identificazione del soggetto con l’oggetto ha portato ad un sostanziale ridimensionamento o scomparsa dell’intera esperienza quando il soggetto-oggetto scompariva. La pervasività dell’idea della costruzione sociale sarà data da quanto una persona fa diventare proprie e modificabili delle idee, è ciò è reso molto più complesso se quelle idee sono identificabili.
Rimanendo sul piano delle analogie (bottom-up e top-down possono essere viste come classificazioni unidimensionali) sarei curioso di identificare ed applicare approcci quanto meno bidimensionali: con ciò intendo applicare sempre lo schema di superamento della riduzione della complessità che individua 2 poli e un unico cammino tra di essi. Visivamente vedo ciò come affine alla ricerca di alternative.
Mettiamo in evidenza i punti comuni riguardo le varie domande
1.
Mettiamo in evidenza i punti comuni al di là delle varie domande
Riunione del 02.02.2009
Qui si può scaricare il testo della chat-riunione Roberto-Antonio.
Riunione del 14.12.2008
Ecco alcune parti dei miei interventi.
Roberto
Ho notato delle deficienze nel modo in cui stiamo portando avanti la nostra attivita' di ricerca. Eccone elencate alcune, strettamente collegate fra loro.
1) Chiusura e autoreferenzialita' del nostro gruppo.
2) Mancanza di idee nuove.
3) Assenza di azioni che ci leghino alla realta' (sociale).
4) Scarsa volonta' di dedicare maggiore tempo ed energie al lavoro di ricerca.
5) Come possiamo aumentare la notra realizzazione personale senza rinchiuderci in noi stessi (individualmente e come gruppo)?
6) Finora non si sono ricercati alternativi modi di soddisfare i nostri bisogni primari, in particolare quelli fisiologici.
Alcune proposte per migliorare.
1) Svolgere iniziative a livello universitario e pisano (in Francia, Spagna, etc. per chi e' all'estero) ascoltando e cercando di capire in profondita' i motivi di infelicita' delle persone. Per fare cio' si possono utilizzare anche i finanziamenti universitari (che abbiamo chiesto e ottenuto, lo ricordo).
2) Cambiare il modo in cui facciamo le riunioni.
- a) Trovare un posto piu' confortevole, con una connessione a internet efficiente. Si puo' cercare di fare anche videoconferenze con chi partecipa via Skype.
- b) Iniziare il laboratorio maieutico con una domanda (che fara' a turno ognuno di noi). In alternativa (o assieme) si puo' scegliere un argomento da sviluppare, senza delirii riduzionistici ovviamente.
- c) Utilizzare il brainstorming per far evolvere il discorso su orizzonti piu' estesi.
- d) Bisogna porre maggiore attenzione per collegarsi con armonia al flusso della discussione. Evitare la semplice negazione (anche motivata) delle idee altrui, ma sforzarsi di migliorarle mettendosi nei panni di chi l'ha espressa. Le parole che dovrebbero riecheggiare dentro di noi dovrebbero essere: "Costruire Insieme", "Empowerment", "Coevoluzione Culturale".
3) Per ogni idea espressa di trasformazione sociale (non necessariamente un approccio organico) fornire/cercare dei modi per realizzarla nella pratica.
4) La fase di ricerca non si puo' limitare alla durata delle riunioni. Alcuni argomenti sono complessi per la loro natura e vanno affrontati con la dovuta sistematicita'. In prima approssimazione si possono creare dei sottogruppi che approfondiranno una componente degli argomenti venuti fuori durante le riunioni gruppuali. A tal uopo, occorre reinterpretare le riunioni settimanali, ovvero esse dovrebbero essere viste come un mezzo per coordinare le idee e le azioni che singoli, sottogruppi, gruppo portano avanti.
5) Documentare i progetti, gli studi, le azioni di ogni sottogruppo o elemento del gruppo. Per fare cio' si puo' utilizzare il formato wikipedia visto che e' semplice e permette la formattazione di formule, tanto amate dai fisici. ;-)
6) Documentare il contenuto delle varie riunioni e tenerne conto in quelle successive.
Alcune mie risposte agli interventi degli altri.
1) Se da' noia e/o fa perdere il filo del discorso documentare la riunione scrivendo, si puo' registrare (audio o video).
2) Hana parlava di tesi riguardanti l'NWO (New World Order), la massoneria, i poteri occulti, il simbolismo satanico, etc. Troppo spesso le affermazioni che si fanno in tali ambiti sono supportate da fonti traballanti o assenti, anche se spingono ad approfondire temi come la finanza internazionale, i servizi segreti devia(n)ti, etc. Inoltre tesi catastrofiche (ammesse che siano ragionevoli!) non devono portare alla frustrazione, o peggio alla fede cieca in religioni predefinite, ma spingerci ad agire.
3) Eleonora chiedeva cosa ognuno di noi intende per trasformazione sociale. Finora non ho detto nulla di preciso a riguardo perche' pensavo (e penso) che tale idea di trasformazione debba emergere dall'interazione con (tra) gli individui visto che tale trasformazione riguardera' tutti non solo me (noi).
In parole povere, la trasformazione sociale e' (sara') una costruzione sociale.
Detto cio' posso delineare qualche mia idea di come vorrei io la societa':
- a) Assenza di etiche e morali distinte, minore importanza da dare alla tradizione e all'identita' sociale, maggiore attaccamento al presente.
- b) Avere la liberta' di scegliere cosa pensare, come pensare, cosa fare, come farlo, quando farlo, etc.
- c) Mettere sullo stesso piano gli individui: assenza di gerarchie, categorie, classificazioni.
- d) Realizzare una comunicazione efficiente fra gli individui e' una condizione necessaria (sufficiente?) per realizzare i punti a) b) e c)?
- e) Le istituzioni e le strutture del quotidiano sono necessarie? A cosa servono? Cos'e' il controllo sociale? Esso e' una costruzione sociale o e' opera di un'élite?
Ci interessa e quanto realizzare una trasformazione sociale? Non basta dirlo, occorre innanzitutto che si esprima la propria disponibilita' per i primi mesi del 2009. Cosa siamo disposti a fare, per quanto tempo, dove, come, etc.?
Propongo di organizzare la proiezione dei due documentari Zeitgeist, leggere i commenti a riguardo che sono stati scritti sui blog/forum del web, fare una discussione finale, far intervenire professori di economia, filosofia, giurisprudenza, sociologia, etc.
E' un'idea embrionale, discutiamone, miglioriamola.
Secondo me, non occorre essere tutti d'accordo nel fare iniziative di questo tipo. Bastano tre o quattro persone che mi aiutino nell'organizzazione.
Riunione del 10.12.2008
Riunione del 07.12.2008
Riunione del 27.11.2008
1) Migliorare, cambiare i rapporti tra di noi. Cosa possiamo fare per realizzare ciò? Come? Due proposte: A) Convivere per un periodo (durante le vacanze natalizie?); B) Viaggiare insieme.
2) La difficoltà di comunicare genera frustrazione.
3) Non si è riuscita a superare la dicotomia teoria-pratica.
4) Mancanza di libertà di esprimere idee perché il gruppo aderisce ad un insieme di valori che non riconosco. (Concetto espresso da Francesco)
5) "Non mi sento 'vicino' alle decisioni che si prendono in gruppo" (ibidem).
6) "Se vogliamo fare qualcosa insieme bisogna ricominciare daccapo, in maniera diversa. Come?" (Frase di Eleonora)
7) Occorre mediare con le idee degli altri e capire il loro pensiero.
8) "Quali sono le decisioni per le quali non ti senti ascoltato dal resto del gruppo?". (Domanda rivolta a Francesco)
9) Il processo maieutico favorisce la nascita di domande dal gruppo (cioè anche domande che, singolarmente, non sentiamo 'nostre').
10) "Il fatto che ci debba essere un innalzamento del livello culturale lo considero fondamentale, ovvio". (Concetto espresso da Francesco)
11) Occorre fare qualcosa insieme, anche se non la pensiamo allo stesso modo.
12) Un vero processo maieutico non c'è stato ancora.
13) Come fare per trovare basi, interessi, visioni comuni?
14) "In quali casi ti sei sentito escluso?" (Domanda rivolta a Francesco).
15) Facciamo qualcosa di tangibile e concreto per sentirci realizzati, insieme.
16) Occorre crearli, costruirli insieme gli interessi/obiettivi comuni.
17) Innalzare il livello culturale per trasformare la società. Utilizzare lo strumento della ragione alla massima potenza. Il gruppo è distante da questa visione. (Considerazioni di Francesco)
18) Le idee di ognuno devono essere arricchite nella discussione maieutica. Ciò sta avvenendo? Siamo bloccati su idee non "avanzate".
19) Innalzare il livello culturale inteso come conoscere strumenti teorici (p.e. della sociologia, della psicologia, della biologia, etc.) per trasformare la società. Quali sono gli strumenti che possiamo utilizzare?
20) Quello del punto precedente è da considerarsi come base (linguaggio) comune da cui partire, per capirsi meglio.
21) Come si collega l'innalzamento del livello culturale con la creatività?
22) Come sei arrivato a considerare importante, fondamentale quest'innalzamento del livello culturale per cambiare la società? (Domanda rivolta a Francesco).
23) Elencare degli esempi di cosa ognuno vorrebbe fare, p.e. nel primo anno di attività, per realizzare una trasformazione sociale. Dove fare ciò?
24) Danilo Dolci è stato considerato un sociologo perché è andato in Sicilia, ha parlato con le persone, ha cercato di capirle e di fare qualcosa insieme a loro.
26) Non è giusto gerarchizzare il livello culturale, perché esso dipende dalle esperienze di ognuno.
27) E' necessario ascoltarsi maggiormente.
28) L'origine delle diverse posizioni sul metodo per una trasformazione sociale puo' essere anche il fatto che c'è differenza su cio' che si pensa quando si pensa alla trasformazione sociale? Puo' essere utile che ognuno cerchi di precisare cosa intende/vuole fare quando parla di trasformazione sociale? (Per esempio delle domande possono essere: Cambiare cosa? Come? Dove? Quando? ...)
29) Nella sociologia c'è una "frattura" fra analisi teorica e sperimentazione. Non è stato ancora trovato un linguaggio efficace (come la matematica per la fisica p.e.) per verificare/falsificare oggettivamente i modelli con l'esperienza.
30) Chiedere alle persone i loro bisogni per trasformare la società. Occorre superare lo schema classico di trasformazione sociale: "Un gruppo individua un problema" --> "Ne cerca una soluzione".
31) Occorre superare il paradigma problema-soluzione, ovvero "Creo un modello e lo verifico/falsifico con l'esperimento". Ciò funziona in fisica perché c'è biunivocità fra realtà fisica e linguaggio matematico (considerato non contraddittorio).
32) Spesso non ci chiediamo se gli altri sentono gli stessi problemi che noi percepiamo.
33) La definizione di "schema problema-soluzione" non è per tutti la stessa cosa. E' meglio parlarne quando saremo tutti presenti.
34) Quasi per la prima volta [dall'inizio di questa riflessione teorica] si sente apertura da parte nostra verso strumenti teorici avanzati ponendoci molte questioni-domande.
35) Come fare se un "esperto" ha difficoltà a mettersi in discussione (essere disposto ad ascoltare le idee altrui)? Una soluzione parziale potrebbe essere di cercare "esperti" giovani.
36) Nelle scienze sociali il criterio di falsicabilità non è chiaro e univoco. Non si è riusciti a matematizzare la realtà sociale.
37) Come facciamo a trovare il tempo necessario da dedicare alle nostre attività, visto che ognuno ha altri interessi e impegni? Come ci sosteniamo economicamente se vogliamo dedicarci solo (o quasi...) all'attività di trasformazione sociale?
38) Quali sono le opere di Edgar Morin in italiano? Risposta: http://www.ibs.it/libri/Morin+Edgar/libri.html
39) I sociologi si limitano a studiare la società, senza la volontà di cambiarla (approccio propositivo).
40) E' utile superare dicotomie come oggetto-soggetto, vero-falso, giusto-sbagliato, etc.
41) Quanto tempo vogliamo impiegare alle nostre attività?
42) Come soddisfiamo i nostri bisogni?
43) Per trovare idee veramente rivoluzionarie occorre ignorare pensieri del tipo "ciò non è logico", "cosa penseranno gli altri?", etc. I pregiudizi e le critiche si basano sempre su schemi precedenti e possono limitare la nostra propositività e creatività.
44) Quali idee utili del passato possiamo riprendere, anche del fascismo e del nazismo?
45) Unendo lo schema puramente descrittivo della realtà sociale con una proposta di trasformazione, il modello che ne viene fuori sarà molto complesso. Quale linguaggio utilizzeremo per farci capire? Come lo creiamo?
46) Nello schema maieutico alla critica si affianca la proposta ("Secondo me questa idea presenta dei difetti --> Come la possiamo migliorare? --> Si potrebbe fare così...").
Riunione del 21.11.2008
1) Di cosa vogliamo parlare?
2) Breve riassunto delle idee di approccio di ognuno.
3) Quali sono le motivazioni che ci spingono a sintetizzare i differenti approcci? Come modificare il metodo comunicativo?
4) Partire dai punti in cui siamo in disaccordo; non fare domande a caso del tipo "Cosa è importante?", poiché ciò non è stimolante per far venire fuori le cose che vogliamo fare.
5) Esigenza di fare qualcosa, non continuare a fare discussioni su ogni minima cosa.
6) Cosa vogliamo? Per arrivare da qualche parte ci dobbiamo capire.
7) Per essere creativi e costruire qualcosa insieme è necessario rendere i rapporti più intensi fra di noi.
8) Cosa fare ora? Di cosa abbiamo bisogno?
9) Riflettere su noi stessi.
10) Quali sono i nostri interessi?
11) Evoluzione comune vista come interazione fra individui. Alcune persone sono "cieche" di fronte ai problemi sociali perché sono impegnate a fare altro (vincoli derivanti dal sistema economico, dalle strutture sociali in cui siamo immersi, etc.) e ciò porta ad una loro inerzia al cambiamento sociale.
12) Trasformazione sociale <--> Fare in modo di massimizzare la felicità delle persone (postulando che la felicità di tutti non è a somma zero) <--> Come si fa a capire cosa rende felici le persone? <--> Interazione vista come evoluzione comune <--> Costruire insieme un mondo nuovo (citazione del metodo utilizzato da Danilo Dolci per la progettazione e la realizzazione della "Scuola di Mirto" (http://www.carta.org/articoli/5323)).
13) Qualche idee di come si può interpretare la felicità: 1) Essere sereni e avere più tempo libero; 2) Aumentare la creatività cercando di trascendere strutture socio-economiche prefissate; 3) Sentirsi realizzati personalmente.
14) Come mai le persone sono attratte dal potere? Quali sono le risposte della psicologia a tale domanda? Come mai si vuole inseguire il profitto? Perché andare oltre un certo limite visto che i bisogni sono limitati?
15) Potere come autorealizzazione, bisogno importante nella piramide dei bisogni.
16) Anche noi vogliamo realizzarci cambiando la società; vogliamo modellare, dare un'impronta alla realtà. Il bisogno di autorealizzarsi sembra un elemento comune a tutte le culture.
17) Come mai, a volte, si persevera a sbagliare? Occorre trasformare la società affinché non si facciano sempre gli stessi errori.
18) Se si è coscienti che si sbaglia si dovrebbe agire di conseguenza.
19) Utilizzare la ragione per creare strumenti (nell'accezione generale) potenti per raggiungere i propri scopi, p.e. mettendosi "in contatto" con culture del passato.
20) Cosa significa evoluzione?
21) La ricerca e la proposta di alternative vengono ostacolate da qualcuno/qualcosa. Da quali esperienze personali deduci ciò (domanda rivolta ad Antonio)?
22) Citazione del Venus Project (http://www.thevenusproject.com/). Sono necessari strumenti culturali avanzati per conoscere e agire per cambiare le cose.
23) Come mai molti studiosi della società non si sono posti l'obiettivo di trasformarla?
24) Occorre porsi la domanda: "Cosa pensano le persone?". Se sei disposto ad ascoltare, le reali intenzioni e i pensieri delle persone appaiono diversi. C'è una discrepanza tra quello che una persona pensa e il suo comportamento. Secondo il pensiero di Freud la complessità della realtà crea conflitti fra le informazioni contenute ed elaborate dal cervello. La ragione ci aiuta a capire, ma non è sufficiente: ci sono cose che si comprendono solo interagendo con gli individui. Interagendo si scoprono le reali esigenze delle persone.
25) A volte quello che si esprime o si fa confligge con quello che si sente.
26) Sentimento di oppressione nella realtà in cui si vive. Essa è intrisa di occidentalità (Individualismo --> Pregi e difetti sono individuali; competizione; conflitti; proiezione delle proprie paure e delle proprie mancanze sugli altri; i problemi, le colpe, i danni causati, le virtù, etc. sono associati sempre a singoli individui).
27) L'obiettivo più alto raggiunto in Spertejo è il voler pensare insieme, soprattutto a livello razionale. Non abbiamo però tenuto conto delle emozioni e ciò ci blocca.
28) Scoprire degli interessi comuni ci aprirebbe nuove strade.
29) La priorità è pensare, agire e creare insieme.
30) Creare qualcosa di diverso che ci liberi dall'oppressione (cfr punto 26)).
31) Non migliorare i legami/rapporti tra di noi ma trovarne di altro tipo.
32) L'evoluzione della società odierna è "guidata" da trend, mode, capopopoli, etc. Occorre analizzare tutto lo spettro delle possibilità e questo è possibile solo collettivamente. Ora si aderisce ad un ideale creato da pochi e si fa in modo che la maggioranza aderisca a quell'ideale.
33) Fino a quando ci sarà il trend di voler acquistare, accrescere e conservare il potere chiunque si opponga a ciò verrà eliminato/inascoltato.
34) La percezione di libertà è legata strettamente allo stato precedente delle cose ("si è più liberi di prima"). Libertà è creare delle alternative.
35) Nella storia ci sono stati dei cambiamenti, però molte strutture del potere sono rimaste intatte (p.e. il controllo sociale).
36) Le tecniche di acquisizione e conservazione del potere sono state create da un nucleo di persone individuabili o sono emerse dal sistema/rete di relazioni tra gli individui?
37) Come si individuano gli interessi e i bisogni comuni? Alcuni bisogni indotti si percepiscono (sono propinati) come comuni. Si è fatto in modo che tali bisogni siano soddisfatti da risorse limitate (basta pensare al bisogno di autorealizzazione legato/codificato dall'accumulazione di denaro). Tutto ciò comporta una distribuzione non uniforme di felicità.
38) Il linguaggio non riesce a dar conto, spiegare tutti i sentimenti e tutte le emozioni percepite.
39) Occorre trasformare la società affinché tutti possano esprimere le proprie idee, non escludere delle persone. L'apporto che la persona esclusa potrebbe dare è utile all'evoluzione di tutta la società. Nel passato questo tipo di pensiero è emerso grazie a un cambiamento dei modi di relazionarsi.
40) Coevolvere è più facile che evolvere singolarmente?
41) Quando si mettono in discussione i principi fondamentali si riesce a cambiare rotta radicalmente nel modo di vivere.
42) Quali nuovi tipi di rapporti tra le persone si vogliono? Ci sono delle idee a riguardo?
43) Per comunicare il linguaggio che si usa è limitante perché dipende dalle esperienze di ognuno. Per capirsi è utile immedesimarsi nell'altra persona
44) Per "Centro di Ricerca" non si deve pensare ad un ente che duri per sempre. Si può cercare di coinvolgere altre persone, anche per un breve periodo. Contattare Vito Latora (http://www.ct.infn.it/~latora/) che ha cercato di applicare lo studio dei Sistemi Complessi alla società.
45) Frustrazione di Francesco dovuta a (cfr punto 5)): 1) Le riunioni durano troppo; 2) Situazione personale del momento; 3) Difficoltà ("una montagna da spostare") di comunicare le proprie idee, farsi capire; 4) "Sento un sistema di valori che si sono creati nel gruppo che tendono a censurare determinate idee e a valorizzarne altre". Il conflitto con Sara della riunione precedente è una concausa di ciò.
46) Quale è la differenza fra spirito critico e chiusura mentale, p.e quando si decide di rifiutare determinati valori?
47) I tre punti dell'approccio dei Francesco (cfr http://it.spertejo.wikia.com/wiki/Idee_per_Spertejo#Riunione_del_15.10.2008) sono stati affrontati nel Venus Project. Il nodo fondamentale che si è individuato è la tecnologia. Le idee della decrescita possono sembrare in contraddizione con l'approccio a centralità tecnologica e questo può causare una difficoltà da parte nostra a porci con apertura rispetto a questa idea differente. Le risorse non sono limitate rispetto al "volume" dei nostri bisogni. Per esempio, si possono costruire mezzi di trasporto di gran lunga più potenti di quelli attuali e perfettamente eco-sostenibili. Cenni alla Teoria di Gaia (http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_Gaia). Superare il sistema monetario. Tutti leader, nessuna competizione, mostrare delle alternative.
48) Capitalismo come accumulazione di denaro e potere.
49) Occorre essere più incisivi e non dilungarsi negli interventi.
50) Esiste un problema legato alla lunga durata della ricerca teorica: se le idee che si elaborano si applicano dopo molto tempo (decontestualizzandole) si rischia di creare danni anziché benefici alla società.
51) L'autorealizzazione ha due componenti: 1) Dare un senso alla propria esistenza; 2) Raggiungere una posizione considerata importante dalla società. Nelle diverse culture come sono pesate queste due componenti?
Riunioni a due - Parte seconda
Disponibilità di ognuno
Roberto: No lun e gio 14-19
Eleonora: Tutte le sere dalle 18:30 in poi
Riunioni programmate
Roberto-Francesco: Rinviata
Sara-Francesco: domenica 23 nov, ore 21:00
Sara-Stefano: lunedì 24 nov, ore 18:00
Manuela-Stefano: Rinviata
Antonio-Stefano: martedì 25 nov, ore 21:00
Stefano-Roberto: mercoledì 26 nov, ore 19:00
Francesco-Antonio: mercoledì 26 nov, ore 21:00
Riunione del 16.11.2008
1) Occorre ridefinire i rapporti - rendendoli piu' autentici - e il modo di fare le riunioni.
2) Superare il fatto di considerare le singole idee e la loro paternita' affinche' ci sia reale condivisione.
3) E' meglio dedicare ciascuna riunione alla discussione di una sola idea o approccio?
4) Occorre dialogare maggiormente sul piano personale (emotivo), e non limitarsi solo a quello razionale/intellettuale.
5) Utilizzare le prossime riunioni all'espressione di cio' che e' importante per ognuno. Per fare cio' si puo' utilizzare il brainstorming. In seguito si puo' cercare insieme di individuare/creare collegamenti fra questi bisogni personali.
6) Riuscire a far capire nei dettagli il proprio pensiero agli altri: a volte non basta rispondere alle domande durante le riunioni ("cosa intendi per..." etc.). In pochi minuti non si possono spiegare concetti di elevata complessità. Se ci si dilunga si rischia di monopolizzare la discussione, ovvero si "ruba" tempo agli altri interlocutori.
7) Risolvere problemi inerenti la connessione a internet, qualità audio di Skype, durata della batteria nel caso non ci siano prese per l'elettricità, etc. Questi problemi, oltre a far perdere tempo, aumenta frustrazione e nervosismo per il basso livello di comunicazione che ne consegue.
8) Definire con precisione, magari scrivendoli, i concetti che si vogliono esprimere. Se non si è in grado di rispondere a richieste di delucidazione, valutare la possibilità di prendersi un po' di tempo per pensare facendo scorrere la discussione.
9) Le riunioni a due sono chiarificatrici poiché l'interazione è più forte.
10) Recitare il punto di vista dell'altro nelle riunioni di gruppo (immedesimarsi e simulare il pensiero altrui).
11) Mettere in comune le proprie esperienze aiuta a comprendere il punto di vista degli altri. Cosa si intende per "mettere in comune"? Basta comunicarle? Come "farle vivere" agli altri?
12) Nelle ultime riunioni è mancata la creatività. Sono emerse poche domande; esse sono il "motore" della creatività nell'approccio maieutico.
13) Fare domande che vanno ad "attaccare" i punti cruciali della discussione in atto. Cosa significa "attaccare"? Mettere in dubbio? Quali rischi ci sono?
14) Applicare la teoria di Galtung sui conflitti. Si può applicare anche alla comunicazione gruppuale?
15) E' possibile continuare le riunioni a due? Domanda sorta da due considerazioni: 1) Esistenza di problemi tecnici (connessione internet, etc.); 2) E' utile imparare a superare le difficoltà di comunicazione quando si è in tanti.
16) A volte, discutendo si dà per scontato che tutti sappiano delle cose che sono fondamentali per interpretare correttamente il pensiero degli altri. Come si può superare questa difficoltà?
17) Se non c'è un senso del "noi" al di fuori delle riunioni come si può riuscire a fare cose insieme?
18) Condividere le nostre esperienze parallelamente alla ricerca di un metodo di trasformazione sociale.
19) Cosa si intende per "esperienza"? Dire cosa è (stato) importante per ognuno è uguale a rendere note le proprie esperienze?
20) Per "fare ricerca" si intende anche condividere (connettere in qualche senso) le esperienze di ognuno.
21) Fare esperienze continuative in comune per conoscersi e comunicare meglio.
22) Per comunicare bene cosa si puo' fare, oltre alle idee che sono finora uscite?
23) Scrivere le idee per organizzarle meglio e fare in modo che altri le conoscano in futuro.
24) Parlare [e confrontarsi su] delle proprie esperienze per conoscersi meglio.
25) Fare un giro di interventi in cui ci si interroga, si condividono e si confrontano le esperienze di ognuno.
26) Concepire lo studio e la ricerca come tutto ciò che spinge a fare la curiosità.
27) Le riunioni a due sono molto impegnative: magari si può diluirle nel tempo. Esse favoriscono le interazioni nel gruppo.
28) Il fare delle riunioni a due non è dovuto al fallimento della comunicazione in gruppo, anzi la favoriscono.
29) Quali esperienze mettere in comune?
30) Possiamo sperimentare un modo di prendere decisioni tra di noi. Si può estendere questo metodo all'intera società? E' possibile raggiungere un livello alto di conoscenza reciproca a "grande scala"? (Comunicazione autentica<--> Elevata conoscenza reciproca <--> Prendere decisioni democraticamente)
31) Individuare i punti precisi per cui non siamo d'accordo e cerchiamo delle nostre esperienze che convergano ad essi. (Da precisare...)
32) In questo gruppo vogliamo che "entrino" nuove persone (anche del passato, mediante i documenti che hanno lasciato o persone che hanno interagito con loro).
33) Confronto fra comunicazione orale e scritta. La prima si percepisce come dinamica, mentre la seconda tende a far cristallizzare i pensieri. Con la scrittura si può "comunicare" con gente defunta, inoltre offre più tempo per meditare e riflettere sui contenuti (in un certo senso ha altri tempi tipici rispetto alla comunicazione orale).
In Africa "quando una persona muore, muore una biblioteca" essendo la cultura africana legata fortemente alla tradizione orale.
Interagire col passato può limitare la nostra creatività/originalità, però viviamo "sulle spalle dei giganti", nel senso che si costruisce sulle basi edificate nel passato.
34) Più un gruppo è coeso più è chiuso. E' sempre così? Se così fosse, come ovviare a ciò?
35) In un gruppo unito il coinvolgimento emotivo è presente e importante. Come evitare che questo degeneri in dinamiche in cui ci si sente attaccati nelle proprie convinzioni, si percepisce competizione (almeno intellettuale), etc.
36) Come fare per non attribuire a priori intenzioni all'altro? E' sempre possibile/facile comunicare il proprio coinvolgimento emotivo agli altri per favorire la comprensione reciproca?
37) E' meglio derivare idee da un'idea di riferimento, o costruirla?
38) Quando delle domande non si percepiscono come momenti di crescita reciproca, bensì come mezzo per sminuire e "smontare" le tesi altrui? (Quanto) è importante il modo in cui si pongono le domande?
Riunioni a due
Per chiarire i punti di vista di ognuno emersi nelle riunioni, abbiamo deciso di fare degli incontri "a due".
Disponibilità
Antonio: dalle 21 in poi.
Eleonora: meglio di pomeriggio.
Francesco: dalle 18:30 in poi; sab e dom tutto il giorno.
Sara: lun dopo le 22; mar no; mer dalle 19 in poi; gio dalle 21 in poi; ven tutto il pomeriggio; sab e dom tutto il giorno.
Hana: sempre.
Manuela: lun pomeriggio no; mar pomeriggio no; mer pomeriggio no; sab pomeriggio no.
Roberto: lun pomeriggio no; gio pomeriggio no.
Stefano: ?
Enrico: ?
Incontri programmati
Rob-Fra: dom 09/11 ore 15.00
Ant-Manu: dom 09/11 ore 15:00
Ant-Fra: lun 10/11 ore 21.00
Rob-Ela: mar 11/11 ore 12:30 (report: http://www.mediafire.com/?tziiutwbgna)
Ant-Sara: mar 11/11 ore 15:00
Manu-Fra: mar 11/11 ore 19.00
Rob-Manu: mer 12/11 ore 18:00
Sara-Fra: mer 12/11 ore 20.45
Ant-Rob: mer 12/11 ore 21:00
Manu-Sara: gio 13/11 sera
Rob-Sara: ven 14/11 ore 16:00
Ele-Sara: ven 14/11 ore 19:00
Alcuni brevi resoconti
Rob-Fra (09.11.08)
- Problema delle posizioni, delle idee e degli approcci fissi/ripetuti.
- Non si sta andando verso una sintesi delle idee uscite finora.
- Durante le ultime riunioni è aumentata la distrazione.
- Precisazione di Francesco: per Centro di Ricerca non intende speculazione teorica.
- Francesco nota un'avversione tout-court per lo studio teorico (interdisciplinare).
- Occorre rivedere il modo in cui si discute nelle riunioni e i rapporti fra di noi in generale.
- Enunciazione e spiegazione del metodo intergruppi.
Rob-Ela (11.11.08)
- Enunciazione e spiegazione del metodo intergruppi.
- Differenza fra “condivisione di intenti” e “condivisione empatica di intenti” (simulare un rapporto primario).
- Senso di appartenenza a un gruppo generato sovente da un bisogno di una sicurezza “illusoria”.
- Eliminare il concetto di gruppo interagendo col maggior numero di persone possibile.
- Necessità di appartenere a gruppi aperti.
- La convivenza è interpretabile anche come una condivisione di due solitudini.
Rob-Ant (12.11.08)
- Enunciazione e spiegazione del metodo intergruppi (Cosa dovrebbe spingere a cercare altri gruppi di cui far parte? Come si scelgono i gruppi da coinvolgere (a caso?)? Come si fa per capire se questo metodo funziona? Per quanto tempo si prova a integrarsi in un altro gruppo? Come si fa a capire se fra due (o più) gruppi è avvenuta la connessione (conoscenza reciproca p.e.)?
- Nell'approccio suddetto sono contenuti anche gli altri approcci proposti? Discussione a riguardo.
- Per rendere più coeso il gruppo e far si che le idee si sintetizzino occorre fare esperienze insieme, non bastano la riflessione e il confronto intellettuale.
Rob-Manu (13.11.08)
- Enunciazione e spiegazione del metodo intergruppi (domande simili a quelle di cui sopra).
- Problemi di comunicazione delle ultime riunioni spertejane (problemi tecnici – p.e. legati a Internet/Skype - fanno traslare l'inizio delle riunioni: nel cuore delle riunioni si è già stanchi. Elevata durata dei singoli interventi – dialoghi e domande “a due” reiterati quando non si capisce quello che intende dire l'interlocutore [p.e. per problemi audio o contese (sempre necessarie?)] - rompono la continuità del laboratorio [non si riesce a terminare il giro nonostante si prolunghi la riunione oltre mezzanotte] e tendono a far distrarre e/o estromettere dalla discussione alcuni partecipanti.
- Cercare di rendere più intensi e chiarificatori i rapporti fra di noi aldilà delle riunioni settimanali che si svolgono.
Rob-Sara (14.11.08)
- Creare rapporti più intensi fra di noi soprattutto per conoscere meglio i motivi per cui ragioniamo, interagiamo e ci comportiamo in un determinato modo. A tal proposito conviene saper bilanciare la quantità di privato da “congelare” e quella che è possibile condividere con gli altri per capirsi meglio.
- Definire con precisione i concetti che si esprimono per evitare equivoci e stagnazione della discussione (p.e. cosa si intende per Centro di Ricerca, per Comunicazione Nonviolenta, per Gruppo Primario, per Azioni e Linguaggi Nuovi, etc. etc.). Prendere appunti su ciò evita che ci si dimentichi e si è costretti a chiedere sempre “cosa intendi per...” et similia.
- Nelle riunioni, per evitare di (far) perdere “il filo del discorso”, i contenuti di ogni intervento vanno contestualizzati con la maggiore precisione possibile col flusso di pensiero corrente. Se i legami tra ciò che si intende esprimere con ciò di cui si parla in quel momento non appaiono chiari/spiegabili è meglio prendere appunti e intervenire successivamente o chiedere una pausa per riflettere.
- Se la comunicazione funziona gli approcci che emergono sono tutti una sintesi delle idee emerse, anche se i nessi non sono evidenti o perfino spiegabili. A quel punto occorre sperimentare la loro validità. (La suddetta sintesi può essere facilitata da un modo di pensare complesso: p.e. l'esistenza di idee contrapposte/irriducibili non implica la soppressione di una delle due, etc.; si veda il pensiero di E.Morin).
- Come fare per comunicare evitando di attribuire, farsi attribuire (o percepire ciò) intenzioni? Esempio concreto: A dice “Il cielo è sereno oggi!”; B risponde (magari senza far finire di parlare A): “Ti do' ragione/sono d'accordo con te, PERO'...” Cosa succederebbe se dinamiche di questo tipo si presentassero spesso? L'impressione è che in questo modo A si sentirà privato delle proprie convinzioni senza una ragione precisa(ta) e quindi...
- Ipotesi di lavoro per le prossime riunioni per visualizzare e comprendere la “rete delle idee” che questa riflessione teorica sta facendo emergere.
In una prima fase ognuno può raccogliere le idee e i concetti emersi e connetterli (l'idea è quella di utilizzare grafici; esistono dei programmi utili e facili per crearli come NetLogo e Vensim).
In un secondo momento si possono confrontare le strutture dei collegamenti proposti da ognuno per decidere quali sono quelli più importanti e dar far confluire con maggior peso nel(i) metodo(i) di trasformazione sociale.
Ela-Hana
C'e stato un problema di connessione; Ele sentiva Hana ma Hana non sentiva Eleonora (solo malissimo) quindi c'e stata una comunicazione quasi unidirezionale.
Hana: il problema della societa e' un problema profondamente umano, le sue radici si trovano nella deformazione dell'individuo e nella crisi dei valori. Le imperfezioni nella mente di un individuo (cattiveria, invidia, egoismo, aggressivita) poi si proiettano all'esterno e attraverso le sue azioni su tutta la societa' (basta che uno cosi' diventi un personaggio importante, figuriamoci un politico).
Percio', la strada verso la trasformazione della societa' deve partire dall'individuo. Bisogna analizzare un individuo (come ha gia' acennato Antonio), chiedersi com'e', che bisogni ha, come pensa e come reagisce e di che cosa ha bisogno per migliorare se stesso.
Sostengo che l'essere umano abbia un'anima e che ci sia una cosa comune a tutti gli esseri umani, una cosa che gli indiani chiamano "scintilla divina", un riflesso della natura di Dio (bonta', misericordia, altruismo)... (possiamo chiamarla anche "la vera umanita'") Coltivando questa cosa e facendola ingrandire (attraverso la meditazione o la preghiera) la persona diventa piu' buona ed elimina il male dai suoi pensieri e comincia a comportarsi meglio, a volte si trasforma completamente. Diventa piu' buona, piu' comunicativa, piu' aperta e tollerante, ha piu' sagezza per affrontare le situazioni difficili. Questo aiuta anche a disciplinare la mente, calmarla e farla concentrare sulle cose veramente importanti; Nagler (libro del corso di Rocco Altieri) indica la mente indisciplinata come la piu' grande arma di distruzione di massa.
Questi individui migliorati spiritualmente troveranno poi i modi migliori per gestire e migliorare la propria societa', questo in maniera progressiva, dal basso (in parte forse anche dall'alto) e naturale, senza pressioni.
Coltivando e favorendo questa trasformazione interiore dentro gli individui in una societa' si possono avere notevoli risultati; un individuo puo' contagiarne altri ed aiutarli. Qui non si tratta tanto di una religione quanto di una qualche via spirituale. Le esigenze spirituali variano da un individuo all'altro e quindi ci sarebbero da inventare vari modi per favorire questa trasformazione.
Non so se mi capirete ma questa e' la mia idea.
Hana a proposito dell'idea di Eleonora: la comunicazione sincera e' un aspetto fondamentale per migliorare una societa'. Far emergere le diverse idee, accettarle, coinvolgere le persone (la maieutica e' un metodo molto carino in questo senso, anche se non puo essere usata dappertutto). Distinguo pero' due problemi. Il primo e' legato ai vari gradi di consapevolezza, di esperienza/educazione personale oppure ai vari tipi di personalita'. In ceco la chiamiamo "la lunghezza delle onde" come per le onde radio. Uno sta su una frequenza e un'altro su un'altra e anche se comunicano non riescono a capirsi o star bene insieme, anche se la pensassero bene entrambi. Bisogna quindi tener conto di questo aspetto e vedere come far comunicare e andare d'accordo persone che stanno su "lunghezze di onda" diverse.
Il secondo e' legato al concetto di umilta'. La mancanza di umilta', la cui altra faccia e' l'arroganza, e' un tratto tipico della societa' occidentale ed una cosa deleteria. Impedisce l'ascolto dell'altro, l'empatia, il rifiuto di anche riflettere, soffermarsi sulle idee altrui perche' tanto noi si e' i piu' furbi... Questo a livello di individui, soprattutto. Quindi bisogna far capire alla gente che si chiude dentro se stessa che l'umilta' e' una virtu' e non un'umiliazione e che bisogna adottarla se si vuole migliorare la societa'.
Riunione del 08.11.2008
Ecco la registrazione audio (cliccare sul link, nella pagina che apparira' cliccare su "Free user" e attendere fino a quando non apparira' il pulsante "DOWNLOAD"):
http://rapidshare.com/files/162567893/Riu_08.11.08_part1.mp3
http://rapidshare.com/files/162568594/Riu_08.11.08_part2.mp3
http://rapidshare.com/files/162571624/Riu_08.11.08_part3.mp3
http://rapidshare.com/files/162574942/Riu_08.11.08_part4.mp3
Ecco un breve riepilogo di quanto emerso:
1) Francesco e Sara hanno raccontato l'esperienza di Potsdam (http://spertejo.splinder.com/post/18234338/Lettera+da+Potsdam) (uno o entrambi scrivino qualcosa please!)
2) Auspicio di una sintesi dei vari approcci emersi finora.
3) Si sono citati e discussi i concetti di interazionismo simbolico (http://it.wikipedia.org/wiki/Interazionismo_simbolico) e comunicazione nonviolenta (http://en.wikipedia.org/wiki/Nonviolent_Communication). Quali sono i legami fra linguaggio e comunicazione?
4) Proposta di approccio riguardante le dinamiche fra gruppi (per una bozza si veda questa discussione: http://rapidshare.com/files/162729605/Riu_a_2_11.11.08_.pdf)
5) Superamento del riduzionismo e creazione di azioni/linguaggi nuovi.
6) Teoria e prassi (esperienze) da sviluppare parallelamente.
7) Non necessita' di creare un Centro di Ricerca per studiare e trasformare la societa'. Si puo' fare questo interagendo ogni giorno con le persone cercando di instaurare con loro rapporti sinceri e una comunicazione autentica.
8) Concepire modelli astratti e complessi della realta' li renderebbe incomprensibili alla maggioranza delle persone. Come fare per ovviare a cio'?
Riunione del 03.11.2008
Si e' proseguito il percorso di riflessione e ricerca di un metodo di trasformazione sociale. Eccone i punti essenziali.
1) Occore ricostruire quello che e' stato distrutto in 4000 anni [dagli uomini]. L'uomo sta andando verso l'autodistruzione; si e' eliminato il pensiero a lungo termine ovvero alla sopravvivenza della specie umana. Si pensa al proprio interesse. Occorre ripettare la natura. Oggi l'uomo e' il parassita della societa'.
2) Come possono prendere decisioni insieme milioni di persone?
3) Nella storia la democrazia autentica e' esistita, anche se non si chiamava in questo modo. Sono esistiti tribu' e villaggi in Anatolia in cui regnavano la convivenza e la collaborazione e non la sopraffazione. Cio' si realizzava perche' esisteva una distribuzione di risorse (cibo, acqua, etc.) uniforme. Se si ragiona insieme e sinceramente, se si collabora allora diventa normale prendere decisioni in maniera democratica. In tale contesto non esitevano gerarchie e non avvenivano guerre. Queste civilta' sono state considerate avanzate per il grado di benessere che le caratterizzava.
4) Per prendere decisioni quando si e' in tanti (N persone) si potrebbero utilizzare dei laboratori maieutici (http://it.wikipedia.org/wiki/Danilo_Dolci#Il_metodo_maieutico) costituiti da gruppi di 15-20 persone. Poi questi gruppi si dovrebbero mischiare in maniera opportuna con una struttura di tipo frattale... Occorre vedere se le decisioni convergeranno verso un'unica decisione (E' realizzabile ciò? Come si fa se c'è la necessità di prendere decisioni a breve termine? Il problema della durata temporale di un processo decisionale (chiamiamolo problema dell'emergenza, giusto per fissare le idee) è un problema aperto e non attualmente risolto dal metodo frattale per prendere decisioni insieme. Come si può vedere il problema dell'emergenza da un altro punto di vista?). (Da precisare)
5) Creare un sistema col quale comunicare e far conoscere alle persone che delle alternative sono possibili.
6) Coscientizzare la società del fatto che l'informazione è filtrata. Mettere in dubbio le proprie convinzioni e capire che è possibile vivere diversamente.
7) Ognuno di noi ha obiettivi differenti.
8) La trasformazione si attua giorno per giorno relazionandosi, comunicando con gli altri. La comunicazione deve essere reale e sincera.
9) Si parla di idee che nessuno di noi ha messo in pratica. Occorre fare delle esperienze prima di trovare un metodo comune.
10) La trasformazione sociale dovrebbe partire dal cuore della società.
11) C'è l'esigenza di vedere i frutti del proprio lavoro. Quando non ci saremo, altri continueranno la nostra opera?
12) Cosa presentiamo alla gente se non sappiamo creare la vera democrazia. Magari conviene più [è più comoda] una finta che un'autentica democrazia, nel senso che quest'ultima potrebbe richiedere più sforzi fisici e mentali agli uomini.
13) Abbiamo una visione personale secondo la quale consideriamo giuste determinate cose.
14) Come possiamo superare la dicotomia problema-soluzione [ovvero il riduzionismo]?
15) Cosa accomuna tutti?
16) Un essere umano è tale solo se pensa; quindi chi delega [il proprio potere] non appartiene più alla “categoria” degli esseri umani.
17) Quello che ci accomuna ce l'abbiamo dentro, dobbiamo solo riscoprirlo.
18) Non sono mai esistiti “i bei tempi” (vedere punto 3) sull'Anatolia). Comunque, quei modelli di vita funzionavano allora: sono riproponibili nella società attuale? Occorre creare qualcosa di nuovo.
19) Se si postula che la (in qualche senso) buona comunicazione in un gruppo di persone fa emergere Giustizia e Verità per quel gruppo, come si fa a sapere se la comunicazione è buona?
Come possono comunicare bene milioni di persone?
20) Cercare un metodo per incoraggiare le persone a prendere parte alle fasi decisionali. Comunque il punto di partenza dev'essere l'uomo.
21) La maggioranza delle persone non mette in discussione le proprie idee. Cercare di cambiare la mentalità parlando con singole persone è riduzionistico. E' anche importante la situazione, l'ambiente in cui siamo immersi. La mentalità è una proprietà emergente di una collettività.
22) Negli Scout i più anziani fanno delle proposte educative, ovvero propongono un set di valori, ai più giovani. Si può prendere il metodo educativo Scout come esempio? Il metodo funzionerà se chiunque cercherà i valori a cui aderire. Il concetto “fare in modo che le persone pensino” è riduzionistico.
23) Il concetto di giustizia è personale. Non si comunica quando si cerca di portare l'altro al proprio parere.
24) La società può auto-curarsi, ma non possono guarirla un singolo o pochi gruppi di persone.
Riunione del 24.10.2008
Si e' deciso di fare una riunione "informale" visto che Sara non stava tanto bene fisicamente, come del resto Francesco e Stefano.
1) Antonio ha precisato le sue considerazioni per quanto riguarda l'utilita' di contattare "esperti" come gruppo. Secondo lui cio' ci farebbe perdere tempo ("Cosa facciamo se non sono interessati? Continuiamo a cercarne altri?"). Inoltre il rapporto tra noi e gli "esperti" sarebbe solo formale, a livello intellettuale; non ci sarebbe un coinvolgimento da parte loro per realizzare progetti in comune; chi ha dedicato una vita per studiare in un determinato campo e in determinato modo difficilmente mette in discussione le proprie convinzioni.
2) Oggi possiamo metterci in contatto con piu' persone rispetto a 20-30 anni fa. Ma i rapporti odierni sono sfuggenti, meno sinceri, di cattiva qualita' in un certo senso.
3) Si e' ribadita l'utilita' di cercare e far conoscere gli "esempi virtuosi" e le soluzioni che gia' esistono per determinati problemi economici, sociali, ecologici, etc. per "dare fiducia" alle persone, dimostare che un "altro mondo" e' possibile (in parte esiste gia'!). Si e' citato, a tal proposito, il sito http://inventiamoilfuturo.wordpress.com/
4) Si e' proposto un metodo di sintesi delle idee uscite finora:
- A) Eliminare [ridurre] i concetti ripetuti [simili].
- B) Ognuno puo' creare un grafico in cui colleghi diversi concetti come preferisce.
- C) In gruppo si cerchera' di fare una sintesi dei diversi grafici.
- D) I nodi (concetti) con piu' links in entrata saranno quelli cruciali e da li' puo' partire un percorso esperienziale.
Riunione del 20.10.2008
Si e' introdotto il fatto che qualcuno di noi vorrebbe portare avanti delle azioni riguardo la legge 133 e dintorni; si e' proposto di:
A) Andare di facolta' in facolta' (anche in altre citta') e informare la gente sulla situazione;
B) Organizzare una marcia sull'autostrada;
C) Fare lo sciopero della fame presso Montecitorio a Roma.
Chi si dedichera' a questo necessariamente saltera' qualche riunione dedicata alla riflessione teorica che stiamo tuttora facendo.
Pareri:
Roberto: Preferisco che ci si concentri sulla discussione del metodo generale; la protesta ci indurrebbe a ridurci alla contingenza/emergenza/urgenza senza allargare l'analisi e la ricerca di soluzioni alternative piu' generali.
Antonio: Il problema non si pone. Insieme si fa la riflessione, se poi un sottogruppo vuole fare altro...
Hana: E' meglio occuparsi della legge 133 vista l'urgenza.
Sara: Andiamo avanti con la riflessione teorica; comunque per lo sciopero della fame ok.
Francesco: Continuiamo la riflessione teorica, tutti insieme. Se si trattasse di saltare una riunione non sarebbe grave, ma non sono d'accordo per rinviare la riflessione per ogni problema contingente che viene a crearsi. Sto contattando alcuni ricercatori all'estero per organizzare delle azioni contro il precariato in Italia.
A questo punto e' ripresa la riflessione sul metodo/approccio di trasformazione sociale, partendo dalle idee emerse nelle riunioni precedenti.
1) Lo schema rigido potrebbe ingabbiare la ricerca. Comunque occorre partire con un'impostazione: dev'essere un metodo dinamico che si adatti ai risultati delle esperienze.
2) Parlare di "Centro di Ricerca" potrebbe indurre a immaginare degli studiosi isolati dal mondo... Forse e' meglio parlare, p.e., di "Gruppo di Ricerca".
3) Coinvolgiamo "esperti"? Come? Non abbiamo certo la visibilita' di Danilo Dolci...
4) Il Gruppo di Ricerca non va bene per Eleonora: "E' necessario essere l'utopia di quello che vogliamo realizzare";
5) Occorre mettere da parte il concetto di Centro di Ricerca perche' e' un concetto vecchio.
6) Francesco ha fatto, assieme allo storico Giuseppe Casarrubea (http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Casarrubea), una lista di discipline "utili" per creare un metodo di trasformazione sociale. A sorpresa e' venuta fuori la fisiologia umana, oltre alle "classiche" psicologia, sociologia, biologia, etc.
7) E' importante affrontare il tema dell'educazione.
8) Potrebbe essere utile, ma difficile da realizzare, creare un linguaggio nuovo che metta tutti sullo stesso piano (indipendentemente dal background di ogni individuo).
9) Fare qualcosa che rimanga oltre la nostra esistenza.
10) Andare oltre il concetto di gruppo.
11) La trasformazione sociale deve accompagnare la ricerca teorica.
12) Far rientrare la psicologia nel nostro approccio; la societa' e' fatta da individui, quindi l'analisi deve riguardare soprattutto loro.
13) Quali esperienze pratiche ci possono dare qualche informazione in piu', in un certo senso? (Domanda da spiegare meglio...). Qualcosa che non ci faccia ingabbiare nei soliti ragionamenti, che ci faccia evolvere. Per esempio, fare delle fotocopie in biblioteca non serve a capire in profondita' le cose.
14) Concetti come la nonviolenza, la mediazione e la partecipazione che vengono studiati a Scienze per la Pace non vengono applicati... Ci si limita a fare delle simulazioni in laboratorio.
15) Come iniziare e come trovare il sistema giusto di comunicare e di comunicare il cambiamento sociale desiderato?
16) Cosa significa di preciso "andare oltre il concetto di gruppo"? Il gruppo e' solo un modo per indicare delle persone che fanno qualcosa insieme...
17) Dire "gruppo" crea una discriminazione fra chi appartiene e chi non appartiene al gruppo stesso; da' un'idea di staticita'. Occorre trovare una parola (e un modo di stare insieme associato, ovviamente) che dia l'idea che quest'entita' puo' cambiare nel tempo, che i membri possono aumentare/diminuire, che gli obiettivi sono flessibili, etc.
18) Francesco ha promesso a Casarrubea si inviargli un'idea preliminare di Gruppo di Ricerca. Lo storico si e' impegnato a dedicare qualche giorno all'analisi di questa bozza.
19) Il prof. Andre Salvini (http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/salvini) ha proposto di creare un forum su internet su questa riflessione; per parlare via Skype c'e' la necessita' che tutti siano d'accordo sull'ora e sul giorno in cui fare il meeting. Occorrerebbe che il forum rispecchiasse i principi e la struttura del laboratorio maieutico. Inoltre c'e' il problema della lingua, se alla riflessione si volessero aggiungere persone di paesi stranieri.
20) Per mettere in pratica le idee della nonviolenza occorre ridurre al minimo i bisogni individuali. Nella Comunita' dell'Arca in Francia (http://www.arche-nonviolence.eu/) si pratica uno stile di vita in cui i bisogni primari vengono ridotti al minimo, in accordo con in principi della nonviolenza. A Pisa, il prof. Rocco Altieri (http://pace.unipi.it/e-learning/TNCCP2004/) riducendo i propri bisogni (corrente elettrica, non uso dell'automobile, non uso del telefonino, etc. etc.) porta avanti un'azione politica vera e propria.
21) Sul fatto della ricerca di esperienze importanti: dipende da come il singolo individuo le interpreta. Qualcuno, leggendo i passi della Divina Commedia, puo' portarlo a diventare un grande poeta, invece un'altra persona la puo' considerare una semplice favoletta...
22) Antonio cita e chiede chiarimenti su un concetto espresso da Francesco durante la riflessione montanara (http://it.spertejo.wikia.com/wiki/Idee_per_Spertejo#Resoconto_della_Riflessione_sulla_Vita): "Sono scettico riguardo a una possibile evoluzione sociale collettiva". Risposta di Francesco (ora si trova in Francia, come Stefano ed entrambi partecipano alle riunioni via Skype): era solo un periodo di pessimismo; convivere, vivere bene insieme e' necessario per i membri di un gruppo che vuole trasformare la societa'; via Skype sembra che ci sia solo un confronto intellettuale.
23) Nelle ultime riunioni la distribuzione temporale degli interventi dei partecipanti non e' omogenea. In particolare, spesso accade che "si passi". Come interpretare cio'? Il clima e' favorevole per una partecipazione attiva di tutti?
24) Intervento di Antonio: Non si sono fatti passi avanti... Alcuni di noi vogliono semplicemente "montare azioni", altri "vogliono fare passi avanti dopo passi fatti da altri". Non appare un'unione delle idee uscite finora. C'e' la difficolta' di fare azioni nuove. Contattare altre persone ci toglierebbe inventiva. Occorre fare delle azioni realizzabili nei "tempi tipici" del nostro gruppo (prima che ognuno prenda la "propria strada", n.d.r.). Per contattare "esperti" ci vorrebbero anni. Non dev'esserci "un dentro e un fuori" dal gruppo. Facciamo gruppo perche' siamo un'entita' separata dagli altri: ci vediamo qui durante le riunioni... (come se ci si volesse allontanare dagli altri, sarebbe meglio trovare un altro modo di riunirci per discutere, n.d.r.). Ognuno di noi ha le proprie priorita'. Ora non me la sento di fare qualcosa con voi (Spertejo). Non so come fare qualcosa con altri (mi devo chiarire 'sta cosa per conto mio). Fare analisi ora non lo trovo utile, e' importante fare delle esperienze: ognuno ha interessi diversi. D'ora in poi, nelle riunioni, interverro' solo se ho qualcosa da dire, preferiro' ascoltare. Non condivido lo studio di gruppo, per me e' importante comunicare nel gruppo. Si dovrebbe studiare un'infinita' di roba e si entrerebbe nella logica "contattiamo chi ne sa piu' di noi e noi ne ricaviamo qualcosa". Non riesco a dire qualcosa di nuovo.
25) Domanda di Francesco ad Antonio: Come mai, per comunicare, non ritieni utile studiare?
26) Risposta di Antonio: Con il termine "studiare" io intendo anche fare esperienze nuove, creare azioni nuove.
27) Nelle azioni che faremo dovremo dare alla gente la speranza che un cambiamento e' possibile. Per esempio, nelle conferenze spesso non si enunciano esempi di azioni che hanno funzionato. Quali soluzioni di determinati problemi hanno funzionato? Per (attuare, n.d.r.) la nonviolenza ci vuole una preparazione spirituale. Non si puo' perdere tempo a definire il significato che, come Spertejo, diamo a termini come gruppo, potere, etc.: ci sarebbe confusione e la gente non capirebbe.
28) E' necessario utilizzare un modo di comunicare nonviolento.
29) Occorre possedere una cultura della coevoluzione.
30) Manuela riferendosi ad Antonio: Quali possono essere le relazioni nel gruppo per realizzare quello che dici tu? (esperienze e azioni nuove, n.d.r.)
31) Risposta di Antonio: Forse e' il caso da mettere in dubbio ogni tipo di relazioni che si sono create tra di noi, p.e.: "Perche' salutarsi?
32) Eleonora rivolgendosi a Francesco: Perche' reputi opportuno convivere?
33) Risposta di Francesco: Bisogna creare un concetto diverso da quello di gruppo perche' cio' potrebbe creare delle strutture nuove nella societa'. Potrebbe annullarsi cosi' il confine tra chi e' dentro e chi e' fuori dal gruppo e cio' servirebbe a garantire la partecipazione attiva di tutti. Vivere insieme, convivere non vuol dire necessariamente stare nello stesso luogo ma implica che lo si sappia fare (da spiegare meglio...). Come si fa a realizzare cio' se si sta in luoghi diversi?
34) Stare bene insieme significa avere rapporti sinceri tra di noi, possedere onesta' intellettuale, accettare i difetti degli altri. Si riuscira' ad evolvere in questo modo? Bisogna annullare la componente superficiale dei rapporti. Eliminando il non-necessario si elimina la difesa violenta di cio' che e' inutile. Occorre avere rapporti sinceri in tutte le esperienze quotidiane. Come mai una stretta minoranza di persone guidi la maggioranza? E' necessario coevolvere. Come si fa a far capire che e' giusto coevolvere? Perche' ce lo chiediamo solo noi?
35) Il distacco e' naturale che ci sia tra Antonio e la parte restante del gruppo, perche' egli era assente durante la riunione precedente. E' fondamentale capire se le posizioni sono davvero inconciliabili. Occorre far emergere idee nuove o eseguire una sintesi delle diverse idee (anche opposte) espresse finora.
36) Roberto ad Antonio: Se per studiare intendi pure conoscere le idee degli altri (degli "esperti", dei membri di Spertejo, presenti nei libri, etc.), come mai non ritieni utile lo studio per riuscire a comunicare bene e fare azioni nuove?
37) Risposta di Antonio: Eravamo d'accordo di finire la riunione adesso e di parlare di Potsdam (http://spertejo.splinder.com/post/18234338/Lettera+da+Potsdam).
38) La maggior parte di noi non ha la possibilita' di andare in Germania presso questa associazione perche' ha altri impegni la fine di questo mese. Forse Francesco riuscira' ad andarci...
39) E' importante che ora si scriva una bozza di approccio che sintetizzi tutte le idee uscite finora. Chi pensa che un tale approccio non puo' esistere, ne spieghi il motivo.
Riunione del 15.10.2008
Nella riunione in questione si è deciso di continuare la ricerca di un metodo di trasformazione della società.
Eccone i punti essenziali assieme a una bozza di approccio proposta da Francesco.
In un primo momento, si è parlato del fatto che la mensa universitaria pisana ci ha invitato a partecipare con delle attività al pranzo con i prodotti di LiberaTerra del 25 ottobre.
Molti di noi hanno espresso parere negativo per i seguenti motivi: mancanza di tempo, non condivisibilità della politica dell'associazione Libera, organizzare tale iniziativa toglierebbe tempo/energie da dedicare alla riflessione teorica che vogliamo portare avanti. Alla fine, dunque, abbiamo deciso di declinare l'invito, almeno per questa volta.
Inoltre c'era un generale desiderio di non parlare della protesta in corso sulla legge 133 per motivazioni simili a quelle di cui sopra e al fatto che non vediamo, al momento, spiragli per quanto riguarda la realizzabilità di azioni originali ed efficaci che vadano oltre l'occupazione di spazi o richiesta di sospensione della didattica.
(Aggiunta di Francesco: Come si può fare in modo che i gruppi che lottano per ottenere risultati di trasformazione socio-politica utilizzino un meccanismo di apprendimento e si mettano in un atteggiamento di ricerca in modo da migliorare-far evolvere i loro metodi e le loro tecniche a seconda dei "risultati sperimentali"?)
A questo punto è stato enuncato un primo approccio di trasformazione sociale.
Proposta di Francesco:
Introduzione
Creare un Centro di Ricerca, inteso come un organismo interdisciplinare che non si occupasse solo di ricerca teorica. Utilizzo del metodo scientifico, almeno all'inizio.
Elaborazione teorica + sperimentazione (intesa come azione quasi-politica). La sperimentazione sarebbe di due tipologie: 1) gruppale “sul campo”; 2) Osservazione (come in astrofisica: non si possono fare esperimenti che coinvolgano un numero elevato di persone contemporaneamente).
Dinamica circolare Teoria <---> Esperimento.
Le tre fasi dell'approccio
A) Affrontare le questioni fondamentali della politica, p.e. relative a problemi quali mafie, massoneria, guerre, distribuzione diseguale del potere e dell'informazione, etc. Dobbiamo postulare che tutte le persone percepiscano questi come problemi? E se ciò non succedesse?
Analizzare le relazioni fra i vari problemi. Cercare un nucleo di problemi principali della politica (NPPP) che sarebbero la causa di tutti gli altri. Esiste questo nucleo? Come si fa ad individuarlo? E' se si scoprisse che è composto da un'infinità di problemi?
Si postula che il potere non è equamente distribuito, quindi non esiste una democrazia autentica.
Si puo' assumere questo come nodo fondamentale?
B) Risolvere teoricamente questo NPPP (basta trovare una struttura in cui il potere è equamente distribuito?)
C) Capire come si può passare dalla situazione attuale a quella trovata nel punto B).
Detto ciò si è passati all'analisi critica del metodo testé enunciato. Ecco elencate alcune considerazioni a riguardo.
1) Marx affermava che arriveremo automaticamente allo stato finale deciso dalla storia (determinismo storico): non ha senso, dunque, progettare una evoluzione desiderata della società.
Come ha dimostrato questo fatto?
2) Marx divise la storia in fasi; la sua teoria prevedeva una evoluzione della realtà che lui stesso desiderava; egli descrisse bene il suo tempo, ma non il futuro.
3) Quali sono le nostre motivazioni che ci spingerebbero a costituire questo Centro di Ricerca?
4) La trasformazione sociale andrerebbe costruita collettivamente per renderla giusta? Per collettività cosa intendiamo: Spertejo, Pisa, l'Italia, ... ?
5) Quali vincoli ci impedirebbero di portare avanti questo compito? Ha lavorato qualcun'altro a tematiche di questo tipo? Quali competenze servono? Chi contattare nel mondo? Come comunicare con persone che parlano lingue a noi sconosciute?
6) E' possibile creare un metodo che vada oltre la logica, p.e. che contenga contraddizioni.
7) Come fare per essere in condizioni psico-fisiche ottimali per riflettere insieme?
8) Visto che la durata delle riunioni è irrisorio rispetto al tempo in cui siamo separati, cosa possiamo fare “a casa”?
9) In ambito scientifico, lo schema determinististico “stato iniziale” ---> “forze trasformative” ---> “stato finale” perde di significato per le scoperte della fisica del primo novecento (Meccanica Quantistica) nonché, in seguito, per i risultati ottenuti dallo studio delle catastrofi (R. Thom ed altri) e del caos.
10) E' difficile trovare quel NPPP. Se non lo troviamo in tempi ragionevoli, cosa facciamo?
11) “La realtà è una costruzione sociale”, cioè tutto ciò che percepiamo emerge dall'interazione con altri individui. In questo processo gioca un ruolo essenziale il linguaggio.
Se non riusciamo a capire la società, creiamo delle sue rappresentazioni e dei linguaggi nuovi.
12) Vogliamo che la società sia ed immagine e somiglianza di un modello che noi consideriamo giusto? Studiare/documentarsi sul ruolo dell'osservatore nei fenomeni sociali.
13) Nuovo modo di pensare: non considerare la verità/giustizia come il frutto di un'analogia con ciò che si conosce, ma come sintesi di idee (anche apparentemente contraddittorie).
La verità/giustizia vista come l'idea emergente dall'interazione di individui, non come giudizio di merito espresso individualmente.
Verso un'auto-organizzazione collettiva dell'istituzione giustizia...
14) Come è la nostra società? Come vogliamo che sia?
Esistono eventi imprevedibili...
Le “cinque domande essenziali”: Chi siamo? Come stiamo? Dove stiamo andando? Dove vogliamo andare? Come vogliamo andarci? (vedere, a riguardo, l'Analisi SWOT).
Fare in modo che le persone si sentano realizzate (p.e. essere creative) per evitare che si sfoci in atti violenti per scaricare la frustrazione accumulata.
Importanza della dimensione spirituale/valoriale della vita.
Esistono dei canali di comunicazione e di critica ci connettano al governo; p.e. in Svizzera si può votare spesso nei referendum, anche propositivi; vedere il referendum non come arma per punire il governo (cultura politica).
15) Una libertà concessa al popolo è da considerarsi tale? Questa “concessione” può avere altri fini (p.e. il controllo sociale)? Se in qualche modo è misurabile, il potere di votare è grande o piccolo rispetto a quello di chi ce lo concede.
16) Occorre creare un percorso di ricerca che vada anche ad analizzare e trasformare il nostro (individuale e di gruppo) modo di porsi/comunicare con gli altri.
17) Come metodi organici finora è uscito solo quello di Francesco. Occorre organizzare le idee uscite finora “a casa”.
Idee supplementari della riflessione casalinga.
1a) Facciamo conoscere le idee uscite finora ad altre persone (p.e. via email) per chiedere loro cosa ne pensano e se vogliono proporre qualcos'altro. Per chi non conosce l'italiano tradurremo quanto relazionato finora? Qualcuno sarebbe disponibile a fare ciò?
2a) Esiste la necessità di coinvolgere altre persone nel nostro progetto? O, almeno per ora, è meglio se continuiamo da soli? C'è il rischio in questo modo che chi si vorrà aggiungere in seguito, in qualche senso, si troverà “indietro” rispetto a noi?
3a) Per coinvolgere altre persone intempi ragionevoli è necessario svolgere iniziative di “basso livello teorico”- p.e. conferenze, dibattiti, cineforums, etc. - o basta comunicare (Come? A chi?) quello che stiamo facendo?
4a) Come usiamo i finanziamenti dell'Università di quest'anno?
Riunione Francesco-Roberto del 12.10.2008
1) Sul nostro rapporto con chi sta fuori dal gruppo: come riuscire a comunicare con precisione quello che stiamo facendo e che vorremmo fare?
(Rispondere a questa domanda significherebbe aumentare le possibilita' di coinvolgere altre persone).
2) E' importante che questa ricerca rimanga e che possa essere conosciuta da altri in futuro. A tal proposito, per trascrivere le riunioni e favorire l'ascolto reciproco e' venuta fuori l'idea seguente: ognuno dovrebbe prendere appunti su quello che dicono altri due partecipanti (due per permettere un controllo incrociato ed evitare equivoci circa il significato dato ai messaggi).
3) Modi per creare collettivamente una registrazione-riassunto-resoconto delle riunioni...
Riunioni dal 03.10.2008 al 10.10.2008
Alcune domande sul metodo da adottare per trasformare la societa', organizzando attivita' a lungo termine:
1) Come si fa a capire se il metodo di analisi è un buon metodo?
2) Una volta che abbiamo un metodo nuovo cosa facciamo?
3) Quando posso passare ai passi successivi?
4) Come si esce fuori dallo schema problema-soluzione?
5) Come è possibile creare uno schema generale in cui non ci siano gruppi che si contrappongono?
6) C'è un problema fondamentale?
7) La struttura della società è più rigida della struttura di Spertejo;
come applicare una struttura maieutica a milioni di persone?
8) Come fare in modo che ognuno possa cambiare la società?
9) Può esistere un metodo per modificare la realtà?
10) E' possibile che ci sia una struttura in cui l'autore ha le sue scelte?
11) Il collettivo è mosso da individui che hanno più poteri del collettivo
12) I problemi potrebbero essere visti come domande?
13) Qual è il concetto di libertà nei sistemi complessi?
14) Qual è il concetto di libertà in filosofia?
15) La libertà: ha senso solo per il livello della struttura più alto?;
la determina solo l'individuo?;
è il risultato di una continua interazione indivisuo/collettivo?
16) La serenita' interiore permette una collaborazione piu' proficua con gli altri membri del gruppo.
Come possiamo fare per essere sereni?
E' necessario, a tal fine, condividere parte del nostro privato col gruppo per liberarci dai nostri conflitti?
17) E' necessario/meglio che la nostra riflessione teorica parta da un tema specifico (potere, liberta', etc.)
per poi esplorare i nessi che lo collegano con altri temi?
Riunione del 03.10.2008
1) Era presente Giuseppe, un nuovo partecipante. Spiegazione dei principi e di alcune attivita' svolte dall'Organismo. Il ruolo importante delle idee nuove, di nuovi approcci. Apoliticita' (intesa come lontananza da correnti partitiche). Assenza di gerarchie. Struttura flessibile. Utilizzo del laboratorio maieutico per prendere decisioni; non si vota per decidere.
2) E' stata ribadita l'importanza del lavoro e delle idee di Danilo Dolci, ma anche il fatto di costruire un nostro punto di vista.
3) Occorre saper comunicare fra persone e fra associazioni (e gruppi in generale). Fare quello che ognuno vuole fare.
4) Critica al concetto di gruppo: implicitamente definisce una discriminazione fra chi appartiene e chi non appartiene al gruppo stesso.
5) Domanda di Giuseppe: Ci sono associazioni nate grazie a Spertejo? Nostre risposte: Si e' tentato di coinvolgere ragazzi di Scienze per la Pace; Si sono fatte delle iniziative con i Collettivi Studenteschi; Facciamo parte del Patto di Mutuo Soccorso per gli Spazi Universitari (alleanza fra gruppi/associazioni); Iniziativa con l'associazione Ambulanza Artistica.
6) Si sono ribaditi i cardini: Partecipazione attiva, Comunicazione creativa e Costruzione degli obiettivi.
7) Difetti di iniziative fatte in precedenza da noi e, in generale, dalle altre associazioni universitarie presenti a Pisa: Mancanza di continuita' ed elitarieta' (il target e' necessario?)
8) Da quello che hai sentito, che impressione hai? (domanda rivolta a Giuseppe).
9) Importanza della sinergia fra le parti e di non aderire semplicemente a idee/azioni altrui. Ruolo essenziale della razionalita', dell'oggetto della discussione; giudicare i fatti non le persone; non lasciarsi trascinare dall'onda dell'emotivita'.
10) (Giuseppe) E' piu' utile fare una buona domanda, che dare piu' risposte. La realta' e' complessa, quindi e' necessario cercare diverse vie. Fare domande giuste per capire i fenomeni.
11) Quali domande giuste hai? (Sempre rivolgendosi a Giuseppe).
12) Perche' gli studenti meridionali ignorano iniziative che cercano di far evolvere il territorio in cui risiedono? Perche' tante iniziative si arenano, anche partendo da ottime intenzioni?
13) Considerazioni sulla chiusura [relativa a influenze esterne] delle sezioni di partito e sul "buco" fra partito e collettivita'.
14) Perche' ci si sposta dal Sud? Ci si vuole allontanare per sempre, a mo' di resa, o per poi tornare?
15) Il ciclo dei gruppi: ascesa, massimo successo, declino (spesso per la sete di potere di alcuni membri).
16) Nelle sezioni di partito si discute insieme, ma poi le decisioni si prendono "al di qua" del tavolo.
17) Non ci si fida degli altri. Si ha la volonta'/capacita' di ascoltare gli altri?
18) All'inizio, nel partito Comunisti Italiani, c'erano conflitti con "i grandi" (racconto di Giuseppe, ex(?) membro del partito).
19) I risultati non si vedono subito: non si sa mai se si e' dalla parte giusta o se si pecchi di velleitarismo.
20) Ci dev'essere un progetto, meglio se a lungo termine, mentre nel partito si discuteva di come e di chi "mandare" al Comune, al Parlamento, etc. Non si riusciva a guardare oltre i sei mesi...
21) Per trasformare la societa' e' necessario conoscere le sue dinamiche. Come si fa se siamo noi stessi immersi (condizionati) in tali dinamiche?
22) Ci rendiamo conto di quello che avviene intorno a noi? Come fare per rendercene conto?
23) Siamo tutti diversi: ognuno ha delle proprie priorita', storia, caratteristiche, etc.
24) La creazione continua di obiettivi implica naturalmente la continuita' di iniziativa e l'esistenza di progetti a lungo termine.
25) Questione della riforma dell'Universita' (legge 133/2008): occupare o no? E' necessario portare una posizione unitaria del gruppo Spertejo? Si e' disposti a fare l'occupazione?
26) L'occupazione e' un'azione acritica di massa.
27) Quale e' la cosa piu' giusta? Il concetto di giustizia dev'essere collettivo.
28) Proposta di una sorta di catarsi collettiva mediante delle finte esecuzioni in pubblico. L'esecuzione simboleggerebbe la violenza che subiamo ogni giorno.
29) Fare qualcosa dentro l'occupazione (proiezioni, sensibilizzazione, iniziative varie) ma non avallare l'occupazione stessa.
30) L'occupazione come sfogo di frustrazioni (magari anche strettamente personali) e poi tutto finisce li'. E' possibile che l'occupazione degeneri in azioni violente o, comunque, che non c'entrino con il fine iniziale.
31) La riflessione teorica che stiamo facendo non preclude l'organizzazione/realizzazione di attivita' "concrete".
32) L'occupazione funziona se c'e' la quantita' di persone che vi partecipano.
33) Si potrebbe utilizzare l'Universita' in altra maniera (autogestione, sciopero alla rovescia, varie attivita' insolite per il luogo in cui si fanno, etc.).
Occupare significherebbe bloccare anche delle attivita' universitarie (biblioteche, corsi, aule per studiare, etc.) per cui ci siamo iscritti, paghiamo le tasse e avremmo il diritto di usufruirne.
Riunione del 25.09.08
1) La votazione di decisioni disgrega il gruppo: fa nascere tensioni fra i membri. La decisione e' meglio costruirla. Mediante il laboratorio maieutico si passa da una visione dualistica a un continuum decisionale; si evitano contrapposizioni tra sottogruppi (spesso aggregati intorno a un leader).
2) Condizione necessaria affinche' quanto detto sopra avvenga (costruzione della decisione, laboratorio "funzionante") e' che ci siano relazioni stabili e durature tra i membri del gruppo.
3) A volte, senza la consapevolezza necessaria, meccanicamente, un membro vota una decisione. Da qui l'importanza delle pause per riflettere.
4) Come si crea la gerarchia? Come nasce e acquista piu' potere il leader?
5) Chi inizia la discussione influenza maggiormente gli altri?
6) Un gruppo, per essere coeso, ha bisogno di persone che vogliono stare insieme (p.e. in URUPIA).
7) A volte un individuo sta in un gruppo "per secondi fini" (perche' c'e' l'amico/a a cui far piacere, per il gettone di presenza, per competizione intellettuale, etc.). Queste persone possono essere passive o, peggio, minare la stabilita' del gruppo: come comportarsi con esse? Praticare un dialogo costruttivo con loro e quando (se) espellerle dal gruppo?
8) Un'associazione ci ha invitato ad andare da loro a Potsdam (i dettagli qui). Essa vuole offrire un spazio a diversi tipi di attività lavorative e di vita comunitaria. Cosa vogliamo fare noi? Insieme a chi?
9) Comprendere e' una componente dell'agire. Conoscere la complessa realta' e' fondamentale per trasformare in maniera radicale la societa'.
10) Considerazioni di Filippo (partecipava per la prima volta alla riunione): "Voi spaziate molto", "Mi sento una formica", "Io ho in mente attivita' di bassa levatura rispetto alle vostre idee".
11) Sulle riflessioni teoriche che vogliamo fare: Scegliamo i temi a priori? Quali sono i pregi e quali i difetti di questa scelta?
12) Fare un percorso di riflessione fino a dicembre, dando qualche segno della nostra presenza e di quello che vogliamo fare o stiamo facendo. A questa sorta di auto-pubblicita' dovremmo dedicare poche energie. Si proponeva di appendere un vessillo che indicasse "il luogo del pensiero".
13) Trovare il miglior modo di comunicare a distanza. Le distanze ci sono: non e' proprio possibile eliminarle? (Francesco probabilmente voleva dire questo: e' possibile trovare un modo per comunicare bene, malgrado la distanza geografica fra i membri?).
14) Ricerca di un'azione nuova, che metta tutti sullo stesso piano (per realizzarla non contano le competenze, l'intelligenza, il linguaggio utilizzato, la prestanza fisica, etc. di ognuno), che sia possibile solo pluralmente.
15) Cosa e' un "bisogno collettivo"? (In prima approssimazione, esso si puo' definire come quel bisogno che spinga una collettivita' ad agire nelle modalita' di cui al punto precedente). Esiste? Come si scopre? E' possibile crearlo?
16) Un approccio di riflessione proposto:
- a) Scegliere un tema da cui partire (il potere?).
- b) Riflettere su questo tema e scrivere le proprie considerazioni a riguardo. Definire per bene i concetti chiave utilizzati.
- c) Esporre queste idee nelle riunioni creando nessi con altri concetti importanti quali la gerarchia, la leadership/membership, etc. L'individuazione di questi nodi notevoli puo' essere avvantaggiata dall'uso del brainstorming.
- d) La discussione puo' essere piu' proficua, concreta ed euristica se collegata a dinamiche esistenti sul territorio su cui si vorra' praticare una trasformazione socio-culturale (Pisa? Palermo?).
Resoconto della Riflessione sulla Vita
Ecco alcune domande e alcuni concetti da sviluppare; essi sono sortiti durante i quattro giorni nei quali alcuni di noi (Francesco, Stefano, Sara e Antonio) hanno riflettuto in montagna, in un rifugio, isolati dalla "civiltà", sulla vita e su quello che (come, con chi, etc.) si vuole fare in essa.
Domanda iniziale:
COSA E' IMPORTANTE?
(Aggiunta da parte di Francesco: Credo sia utile sviluppare-sviscerare la domanda "cos'è importante?" in un pacchetto di domande-questioni: "Cosa importante" significa "cosa di cui ho bisogno"? A cosa do' valore? "Cosa importante" vuol dire "cosa a cui do' valore"? Cosa vuol dire "dare valore"? "Cosa importante" vuol dire "cosa che desidero"? Qual e' la mia scala di priorità profonda-esistenziale?)
La domanda suscita le domande (non sviluppate nella discussione):
1) Cosa significa importante?
2) Ci sono cose che sono importanti durante tutto l'arco della vita o cose che sono importanti solo in un certo periodo di tempo?
Inizio della discussione
FRANCESCO
- Ragioniamo in questo modo: abbiamo l'individuo, il resto e l'interazione tra essi.
- Definizione di libertà: riportare alla persona la responsbilità (che cos'è?)
- Le scelte sono in contraddizione?
- Il concetto di libertà vale con una certa approssimazione (in che senso?), in certi casi?
- In un tipo di buddismo (quale?), lo scopo è che l'individuo abbia la consapevolezza di stimoli esterni e riesca a...
- Sono in contraddizione il modo di ragionare esposto sopra e i concetti di bisogno indotto e di bisogno proprio di una persona? (non considerare nessuna affemazione come scontata, ma metterla, veramente, in dubbio).
- Una cosa che mi spinge all'azione: realizzare qualcosa che a me e anche agli altri appaia qualcosa di grande. Annullare questa spinta? Perchè? C'è un giudizio morale negativo (di chi?) su questa spinta?
STEFANO
Per me è importante trovare, fare un cammino che mi conduca ad avere sempre più serenità nel vivere. Al momento, ho individuato tre strade (ancora non ben definite) da seguire (contemporaneamente! Ma come faccio se ho solo due gambe? Dipende dalla topologia?):
1) Fare ciò che voglio fare (partendo da una volontà iniziale che sorge, posso pensare per vedere se posso fare qualcosa di migliore, ma alla fine interromperò il processo e avrò in mente la volontà (che può essere anche diversa da quella iniziale));
2) Modo di pensare diverso: eliminare senso di colpa, eliminare il risentimento quando non riesco a fare qualcosa;
3) Relazione con gli altri esseri umani: non voglio fare una gara, ma avere rapporti sereni (nel senso della serenità detto sopra).
Per fare quest'ultima cosa, per esempio, mi sembra necessario che io sperimenti, giochi nel maggior numero di situazioni possibili.
Inoltre mi sembra necessario che io sappia analizzare la situazione in cui sono (da definire questa procedura) e sappia fare un progetto per fare tutte le cose che io "devo" (da capire bene cosa significa e se dipende o no da me, se si può fare in un altro modo) e voglio fare.
ANTONIO
- La libertà è importante. Per libertà non intendo fare ciò che si vuole fare, perchè posso scegliere di fare una cosa perchè penso che altre cose non si possano fare: il concetto di libertà è legato al concetto di verità.
- Il concetto di verità è legato al concetto di evoluzione (spiegare meglio).
- La ricerca della verità porta ad evolversi.
- Come definiamo la verità? Quando ci poniamo questa domanda cosa facciamo? Come definiamo l'evoluzione? Cosa intendiamo quando diciamo "ragionare in astratto, ragionare in concreto"? Si possiamo provare a superare questi concetti?)
- Vorrei creare un tipo di azione nuova, che si possa fare solo collettivamente, per creare un gruppo permanente (Per quanto tempo?, Cosa è un gruppo?, Cosa significa che delle persone appartengono a un gruppo?).
- Definizione di potere collettivo: idee che si possono realizzare non dipende dal numero di persone che vogliono realizzare l'idea.
- Importanza temporale di una cosa: una cosa che si può fare solo in un certo periodo di tempo.
- Creare nuovi valori per creare nuove azioni.
SARA
Cosa è importante:
- Superare le banalità (precisare).
- Studiare insieme ad altri...(precisare). Da soli non è possibile studiare il problema...
- Se non posso trovare le persone insieme alle quali..., cosa posso fare?
FRANCESCO
- Spinta ad agire.
- Il piacere, cosa è il piacere? Come ad alcune cose assegno il piacere?
- Mi piace evolvermi in profondo (da precisare)?
- Modo di vivere, d'essere.
- Come evolversi insieme?
- Come avviene una scelta?
- Rischiare: scelta tra successi più difficili, ma più grandi, e successi meno difficili e più piccoli.
- Per capire ciò che mi piace: sperimentare cose diverse (è in conflitto con il fare progetto a lungo termine?).
- Vincoli: bisogni pratici; necessità di molte competenze.
- Stile di vita influenza il nostro modo di pensare e le nostre scelte?
- Modifica graduale di stile di vita (per fare ciò devo conoscere già la meta?): per vedere se cambiano i pensieri (occorre tempo per maturare i nuovi pensieri); una modifica grande in colpo può spaventare.
- Distinguiamo e perché la "vita quotidiana" e la vita di questi tre giorni?
- Ci piace la vita di questi tre giorni?
STEFANO
- Il tuo valore: sei la cosa più importante per te?
- Cosa ci distingue? Come ci siamo distinti? Occorre essere uguali sotto certi punti per fare una cosa insieme? Come possiamo diventare uguali per fare una cosa insieme?
ANTONIO
- Per arrivare a dire cose diverse: usare mezzi diversi.
- Perché è distinto il tempo delle riunioni dal'altro tempo in cui stiamo insieme? Cosa li distingue? il modo di parlare, etc.
- Come ci relazioniamo?
- Cambiare come ci si relaziona per cambiare ciò che possiamo fare insieme.
- Si può pensare con gli altri come lo si fa quando si è da soli?
(Intorno al fuoco)
FRANCESCO
- Come possiamo esplorare lo spazio delle possibilità?
- Quali sono le case di cui abbiamo bisogno?
- Abbiamo bisogno luce elettrica, di internet, etc.?
ANTONIO
- La proprietà privata è un vincolo pratico (spiegare).
- Eliminazione del concetto di denaro (spiegare).
STEFANO
A quante persone piace il loro lavoro? Per esempio la sua durata? Le persone vogliono del tempo libero? Le persone sarebbero favorevoli a cambiare l'organizzazione del lavoro che c'è oggi in vista di poter lavorare di meno? A che livello di partecipazione?
FRANCESCO
La banca del tempo e i bilanci di giustizia fanno attività...
ANTONIO
Se prendiamo una parte degli uomini otteniamo un qualcosa di diverso dalla totalità degli uomini, a causa dell'organizzazione che c'è oggi; specializzazione, delega, potere distribuito.
STEFANO
- La delega è positiva o negativa? In quale tipo di società?
- Che tipo di potere ha uno specialista?
ANTONIO
- E se l'informazione (?) è distribuita in modo che nessuno ha potere totale?
- Gruppo in cui l'individuo non conta tanto.
STEFANO
- Si stabilisce un rapporto di subalternità tra una persona che fa un lavoro quando essa ottiene un lavoro da un altra persona? (per esempio un contadino da un medico).
- Come si distribuisce il potere in un gruppo? Per esempio in base alle conoscenze? Al lavoro?
- Se ognuno è cosciente dell'importanza del proprio lavoro e dell'altro, si eliminano i rapporti di subalternità?
ANTONIO
- Forse le persone che fanno un mestiere meno diffuso hanno più potere?
- Forse si dà più valore ai mestieri che soddisfano i bisogni che noi riteniamo più importanti?
(Aggiunta di Francesco: Quali bisogni soddisfa il mestiere del politico(forse non dovrebbe essere un mestiere ma oggi piu' o meno lo è)? Soddisfa bisogni che noi riteniamo importanti? Perchè i politici hanno cosi' tanto potere?)
FRANCESCO
Se è così, c'è una relazione tra la struttura gerarchica nella società (distribuzione del potere) e la struttura gerarchica dei bisogni?
(Aggiunta di Francesco: Il prof. Salvini suggerisce che potrebbe darsi che la teoria della piramide dei bisogni è sbagliata, nel senso che forse i bisogni non sono organizzati in una struttura gerarchica fissa come ritengono alcuni psicologi)
ANTONIO
- Nella società di oggi non ci sono solo gli individui, ma anche altri enti per esempio le organizazioni di individui, le banche, etc.
- Voglio che sopravvivano le idee, ma non si sappia chi le ha formulate, perché altri potrebbero pensare l'idea non come propria e quindi...
STEFANO
Si può inventare o trovare già pronta una attività per soddisfare i propri bisogni (metto sullo stesso piano bisogni che uno può pensare di sopravvivenza e altri bisogni)?
FRANCESCO
Abbiamo bisogno di cambiare la società per soddisfare i nostri bisogni? E se i tempi di cambiamento della società sono tali che non arriveremmo a soddisfare i nostri bisogni?
STEFANO
Possono essere in contradizione il soddisfacimento dei nostri bisogni e lo stare in società?
(Aggiunta di Francesco: A volte (anzi forse spessissimo)la società è necessaria per soddisfare i nostri bisogni(qui intendo per società non necessariamente questa società ...): alcuni bisogni per un uomo-donna hanno senso in quanto egli-lei non vive isolato-a; cio` induce una classificazione dei bisogni individuali in due classi: quelli che riguardano l'individuo isolato e quelli che hanno senso solo in quanto c'è la presenza di altri individui )
Domande, osservazioni, ciò che è andato bene, ciò che è andato male nell'incontro.
L'impostazione è stata quella di partire dai desideri degli individui, per cercare poi, durante la discussione, desideri comuni: possiamo pensare un altro modo di impostare la discussione?
Osservazioni, domande sul posto:
- Se e come potevamo avere più tempo per riflettere.
- Come regolare le attività in base alle capacità fisiche, alla possibilità dell'insorgere della stanchezza.
- Se potevamo organizzarci meglio per mangiare.
- Obiettivo dell'esperienza è stato raggiunto? Fino a che punto?
- Come organizzarci per non stare al'umido?
- Problemi pratici incontrati e come si può migliorare.
- Come possiamo fare per andare più verso l'essenzialità? (Aggiunta di Francesco: Per aumentare la radicalità dell'esperienza si potrebbe non ripetere in piccolo il modo in cui l'uomo si rapporta con l'ambiente terrestre, quindi avere, fin nelle piccole cose, un rapporto con l'ambiente radicalmente differente da quello dominante nella nostra società) Perchè andare verso l'essenzialità? (Aggiunta di Francesco: Risposta: Per sperimentare una situazione molto diversa da quella imposta dalla cultura dominante nella nostra società e vedere a posteriori cosa questa esperienza ci dà)
Come si può cucinare se non si hanno coperture e ripari dal vento?
Mangiare
- Pasta: bisogna cuocerla, quindi bollire l'acqua.
- Mangiare in modo da non avvertire la stanchezza e stare bene.
- I salumi, formaggi non bisogna cuocerli.
- Non abbiamo usato legumi, verdure.
- E' meglio diversificare i pasti (dipende da quanto tempo si sta?).
- Frutta? Carne e pesce sono difficili da conservare? (E le cose in scatola?)
- Cibi caldi o freddi?
- Attrezzatura per creare un riparo per cucinare (quando c'è vento o piove).
- Giornata divisa in momenti di discorsi e momenti di svago in gruppo.
- Per Francesco il giro dopo un po' diventa pesante per il fatto di dover aspettare il proprio turno e per il fatto di ascoltare quello che dicono gli altri [si è parlato “a giro”]: se ci sono altri momenti di svago (o momenti per diversificare?) è meglio.
- Fare verifiche durante l'attività.
- Come integrare le esigenze diverse delle persone (per esempio momenti in cui qualcuno è stanco e altri no).
- Il clima contribuisce a stanchezza fisica? Il freddo? Il vento? Il caldo? Quale clima per riflettere?
- Come organizzare la riflessione e come fare in modo che le idee non vengano perse?
- Come essere coscienti delle cose uscite, fatte e far procedere la riflessione, l'esperienza.
- Trovare metodo di ricerca in gruppo.
-Come possiamo sapere di che equipaggiamento abbiamo bisogno?
-Oltre al cambio di ambiente e al cambio di rapporti tra persone, per avere nuovi pensieri possiamo fare qualcos'altro per... (specificare)?
- Come riflettere senza stancarsi troppo? Quanto tempo occorre per recuperare una volta che si è stanchi per una riflessione?
- Ottimizzare il tempo che si trascorre insieme? In base a quali criteri?
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